mercoledì 20 gennaio 2016

Chiudiamo le scuole!

 
Qualche giorno fa, ho partecipato a una discussione su un gruppo facebook riguardo a un fatto di cronaca. Due studenti, in una scuola superiore, si stavano picchiando, l'insegnante che sorvegliava i corridoi all'intervallo è corsa per sedare la rissa e si è beccata un pugno in faccia (sembra per sbaglio), cosa che ha reso necessario l'intervento del 118.
Tanti commentavano costernati e scandalizzati l'accaduto, qualcuno si lamentava con le solite frasi fatte (Dove andremo a finire?) e uno ha invitato tutti a rileggersi Chiudiamo le scuole! di Papini, come testo esemplare che avrebbe chiarito tutto sull'argomento scuola e disagio.
Io ho colto quell'invito, perché, insomma, mi sembra naturale che si debba giudicare la scuola del 2016 in base a uno scritto del 1914, quando neanche Gentile si era affacciato al Ministero della Pubblica Istruzione. Ma tant'è. Uno scritto di letteratura, di Papini poi che mi è pure simpatico, si trova sempre il tempo di leggerlo.

Quanta verità in quelle pagine! Propongo quindi  - in grassetto - alcune frasi significative e assolutamente attuali. Sotto, il mio commento personale commento ( ahimè, Papini ha ragione da vendere, sembra che abbia scritto oggi).

Diffidiamo de' casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture sono di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali.

Oddio, sul Parlamento, specie sul nostro, mi sento di contraddirlo. In quale luogo si esercita maggiormente la propria cultura, in quale altro luogo si può provare la propria statura morale così come in Parlamento?
Mi sembra invece  il caso di diffidare degli Ospedali perché se mi ammalo ho il cellulare dello sciamano e sto a posto.
Per quanto riguarda le scuole, sì, certo sono architetture di malaugurio.Soprattutto per l'amianto sui tetti, gli spifferi, i 40 gradi a giugno, la muffa sui muri, i ragni e le ragnatele.


Le scuole, dunque, non sono altro che reclusori per minorenni istituiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi. Quali? (...) Per i maestri c'è soprattutto la ragione di guadagnarsi pane, carne e vestiti con una professione ritenuta "nobile" e che offre, in più, tre mesi di vacanza l'anno e qualche piccola beneficiata di vanità. Aggiungete a questo la sadica voluttà di potere annoiare, intimorire e tormentare impunemente, in capo alla vita qualche migliaio di bambini o giovani. 

Confermo. Pane, carne e vestiti firmati al mercato cittadino me li posso permettere svolgendo la professione da insegnante. Ho tre mesi di vacanza l'anno, perché a giugno, luglio, e fine agosto gli esami di maturità , quelli di riparazione e i corsi di recupero sono totalmente autogestiti dagli alunni.  Al pomeriggio, poi, gli insegnanti, che notoriamente lavorano 18 h  a settimana, si trovano al centro estetico o al bar. I consigli di classe, i collegi docenti, i dipartimenti, i corsi di formazione sono farse, ridotti a  moduli di carta su cui si appone una firma con esplicito consenso del dirigente scolastico. Le lezioni sono proposte su file audio forniti gentilmente dalle case editrici, per cui in classe non dobbiamo neppure fare la fatica di parlare. Metti su l'MP3 ed è fatta. I compiti, soprattutto i temi, sono ormai corretti da lettori ottici, quindi ci siamo levati anche 'sto problema della sintassi e delle argomentazioni.
Sul sadismo, be', io non aspetto altro.E loro, poverini, reagiscono rifugiandosi nelle droghe, minacciando, picchiando, sputando, scappando dalla finestra, portandosi dietro l'avvocato se hanno preso 2 in una verifica in cui hanno scritto addirittura nome e cognome. È colpa mia, io insegnante sono colpevole del disagio sociale giovanile. Mea culpa.


La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione. Insegna moltissime cose inutili che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé. (...) La scuola insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa quantità non tenendo conto delle infinite diversità d'ingegno, di razza, di provenienza sociale, di età, di bisogni.
Vero, verissimo. Io l'ho sempre detto che l'analfabetismo rende il mondo migliore. E anche se l'analfabetsimo purtroppo è stato sconfitto,  l'ignoranza porta comunque tanta felicità, (meno pensi e meglio stai), quindi a scuola cerco il più possibile di evitare qualunque formazione di spirito critico, per creare greggi di cretini incapaci di pensare con la propria testa. Io insegno perché la mia ambizione è formare deficienti.
 Vero altresì che l'insegnamento, più ancora che nel 1914, oggi è standardizzato. Non crederete forse che PEI, BES, PDP, potenziamenti e recuperi servano a qualcosa? Ingenui! Tutte sigle e siglette inventate per raggirare i genitori ignari. Gli insegnanti non sanno assolutamente come personalizzare l'insegnamento. Non lo sanno perché fondamentalmente sono ignoranti. Spesso le lauree e le specializzazioni, soprattutto quelle ottenute con lode, sono frutti di meri favori più o meno leciti. Chi ha mai studiato due, tre, cinque mesi per sostenere un esame universitario? Chi ha mai passato mesi chiuso in una biblioteca per stendere una tesi di laurea? O ha trascorso due anni per specializzarsi, mangiando un panino in treno dopo il lavoro e rincasando la sera dopo le 20, per poi studiare dopo una cena veloce? Se ve lo raccontano, non credeteci. Sono tutte balle clamorose.

 Quasi tutti gli uomini che hanno fatto qualcosa di nuovo nel mondo o non sono mai andati a scuola o ne sono scappati presto o sono stati "cattivi" scolari. (I mediocri che arrivano nella vita a fare onorata e regolare carriera e magari a raggiungere una certa fama sono stati spesso i "primi" della classe).
Be', certamente i grandi scrittori, i grandi medici, i grandi artisti, i grandi scienziati, i grandi musicisti sono stati tutti autodidatti e non hanno mai messo piede in una scuola. Questa è la grande verità. Non penserete che chi lavora per scoprire la cura contro il cancro sia mai stato all'Università? Home schooling tutta la vita, altro che. Non penserete che i grandi critici della letteratura, i grandi scrittori, siano mai andati a scuola? Pirandello non l'hanno mai mandato a scuola e ha vinto pure il Nobel. E scriveva "pagliacciate! pagliacciate! pagliacciate!" perché se la rideva all'idea di aver raggirato pure quelli dell'accademia di Svezia. Un semianalfabeta che si è beccato un premio prestigioso.
E poi i mediocri che erano i primi della classe al massimo fanno i professori. Cioè fanno gli imbecilli (vedi la frase successiva)

La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari, ma anche i maestri. Ripeti e ripeti anni dopo anni le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immalleabili di quel che fossero in principio - e non è dir poco.

A parte che oggi, come dicevo, chi spiega più? C'è l'MP3. Poi comunque ha ragione, ragionissima (mi si permetta il sostantivo al superlativo). Ogni giorno gli insegnanti entrano in classe e ripetono come pappagalli quello che hanno studiato 30 anni prima. Come una litania, un rosario, a bassa voce, sommesso, con la pupilla vitrea e lo sguardo istupidito. Deficienti con l'ambizione di formare deficienti. C'è chi fa finta di proporre nuove strategie didattiche, mente ai suoi studenti raccontando l'altra grande balla di aver frequentato seminari e corsi ad hoc, ma in realtà il corso era la ceretta e il massaggio con le pietre calde dall'estetista. Illusi, non crederete che gli insegnanti si aggiornino?


Ha ragione, Papini. Chiudiamo le scuole!
E ridiamocela, se un'insegnante si becca un pugno in faccia. Se l'è meritato, quella cretina di Stato!


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