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Poesie al cioccolato



Oggi un post poetico e goloso. Stavo mangiando un pezzo di cioccolato fondente e ho pensato: quali poesie conosco che parlano di cioccolata? Me ne sono venute in mente tre, che vi propongo in ordine cronologico, dalla più recente alla più lontana. 

La prima è una poesia di Alda Merini. La seconda è "Le golose" di Gozzano; non l'ho riportata integralmente, ma solo nelle parti in cui è citato il cioccolato con una punta di ironia verso d'Annunzio. Gozzano era solito frequentare il caffè Baratti e Milano di Torino e  proprio quel locale gli ha ispirato la poesia, pubblicata sulla Gazzetta del popolo il 28 luglio 1907. 

Da ultimo, il celeberrimo risveglio del Giovin Signore dal Giorno di Parini, croce di tanti studenti di quarta liceo che si perdono tra i dolci fomenti e il natural calore v'arda temprato. E si lamentano, come si lamentano.

Conoscete altre poesie sul cioccolato?

La dolcezza del cuore viene da dolci bevande nere come la notte, bianche come il paradiso. Su queste cioccolate si imbastiscono versi o parlate leggere. È questa l’amicizia che nasce a tavolino quando tu mi sorridi come la cioccolata.

(Alda Merini)


Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Signore e signorine -
le dita senza guanto -
scelgon la pasta. Quanto

ritornano bambine!

[...]

L’una, senz’abbadare
a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare


sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio.

(G. Gozzano, Le golose, vv. 1-6; 27-34)




Ma già il ben pettinato entrar di nuovo                       
Tuo damigello i’ veggo; egli a te chiede                        
Quale oggi piú delle bevande usate                           
           
Sorbir ti piaccia in preziosa tazza:                               
              
Indiche merci son tazze e bevande;                    

Scegli qual più desii. S’oggi ti giova                             
               
Porger dolci allo stomaco fomenti                           

Sí che con legge il natural calore                                  

V’arda temprato, e al digerir ti vaglia,                    
   
Scegli il brun cioccolatte, onde tributo              
 
Ti dà il Guatimalese e il Caribbèo                             

C’ha di barbare penne avvolto il crine [...]

(G. Parini, Il Mattino, vv. 126-136)

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