lunedì 29 febbraio 2016

I comfort books



 

Passo intere giornate a pensare cos'è il dubbio 
(Alda Merini)


Poi ci sono quelle sere in cui mi basta aprire un libretto della grande Alda e trovo sempre qualche aforisma che mi risuona dentro, che sembra racchiudere il senso di giornate un po' così, tra il caldo e il freddo, la noia e l'azione, la tentazione di una coperta morbida e la voglia di perdersi tra le parole.

Perché ci sono sere in cui ci si chiede se le parole dette sono state capite, ma poi quelle parole te le ritrovi appiccicate al cuore e allora sì, sai che erano giuste, ma forse erano chiare davvero solo a te. 

E ci sono sere che concludono una giornata di  pensieri che hanno la fisionomia del sogno, o di sogni che hanno tutta l'aria di essere pensieri e non si può fare a meno di trovare rifugio in un abbraccio e in un libro caro, di quelli che si aprono solo per essere letti a pezzi, come morsi di una mela golosa. Quei libri che bisogna avere a portata di mano e che talvolta rimangono gli stessi per mesi o addirittura anni, perché sanno sempre dire qualcosa. 

Io, da tanto, tantissimi tempo, ho in Aforismi e magie il mio "Comfort book" personale. Non so quando cambierà, né se cambierà. So che mi piace averlo sempre a portata di mano.
Voi avete un Comfort book?

 


lunedì 22 febbraio 2016

Come l'acqua... per i fumenti


 Oggi ho scritto il titolo prima di pensare davvero a cosa scrivere, "Come l'acqua..." ed ecco che mi è tornato in mente i film "Come l'acqua per il cioccolato" e poi il libro da cui è stato tratto, Dolce come il cioccolato (tutta roba recente, eh) e poi, loro. I fumenti.
Proprio dalla poesia alla prosa più cruda, dallo struggimento di una storia d'amore piena di infelicità, ai pentoloni fumanti per dare sollievo al mio naso (che poi quando non bastano, vai di ettolitri di acqua di Sirmione).

Che dire. Le ultime due settimane sono state un balletto di virus influenzali (lo so che ne avevo già parlato, ma qui hanno sferrato il grande attacco), che prima hanno più o meno toccato gli altri componenti della famiglia, poi hanno messo ko la sottoscritta, la quale tanto si vantava che con 38 di febbre è pimpante e fresca come una rosa, manda avanti la baracca, ecc.. ecc... e poi ha passato 6 giorni 6 con il febbrone, perfettamente mimetizzata con il divano e la copertina di pile coi cagnolini rossi.

Mio figlio mi visitava con i suoi attrezzi da dottore, lo stetoscopio rosso e lo sfigmomanometro azzurro e sentenziava, scrutandomi: "Ho appena visto un germe. Ah, no, è una coccinella che cammina per casa".  Dopo di che, cercava di farmi l'inizione con la siringa gialla con la quale ovviamente mi prendeva a pugnalate "perché tanto non ha l'ago, male non ti faccio".
Voglio dire, un decorso di malattia assolutamente riposante.
La cosa per me fuori dal comune  - oltre ad essere splamata sul divano incapace di reagire - è che non sono quasi riuscita a leggere niente, Io, che di solito approfitto della febbre per leggermi qualche bel romanzo, niente, stavolta al massimo qualche rivista, ma giusto per guardare le figure. No, non è stata un'influenza da intellettuale sofferente, che so, roba da declamare i versi di Byron nel tremore febbrile e spargere lacrime e sudore, e ok, ok, la smetto.

 Nel frattempo, è morto Umberto Eco e, sebbene io non l'abbia mai particolarmente amato, mi è rimasta comunque quella tristezza di "un altro grande che se ne va". Però è anche bello pensare che ci sia un'eredità da raccogliere. Devo ammettere che ho la classica mentalità da liceo classico, abituata ad ammirare ciò che è più o meno vetusto e a fidarmi poco del giovane. Nel senso, istintivamente mi dà molta più fiducia il professore d'annata del giovane alunno, salvo poi realizzare molto spesso che  il giovane alunno è anche più in gamba del vetusto professore. Sarà forse che Italia si diventa docenti universitari ordinari una manciata di anni prima della pensione e quindi il concetto di "giovane" non è proprio ben chiaro tra le gerarchie accademiche.

Comunque non è un problema mio, io resto alla docenza di scuola superiore e ho la grande fortuna di divertirmi lavorando (quando va bene, ci sono giorni in cui mi chiedo cosa abbia fatto di male per dover subire tutto ciò), oltre che a poter studiare tanto di tutto e tutti i giorni, il che è una gran fortuna.

Chiudo qui, con questo post che è un meraviglioso esempio di superficialità: dai film ai fumenti, dall'influenza a Umberto Eco, con una divagazione sull'insegnamento.

Prendetelo come un rodaggio dei neuroni post influenzali. La prossima volta tornerò con qualcosa di serio.

(Mah)


lunedì 8 febbraio 2016

I libri sul comodino

 
Magari capita solo a me, ma ci sono sere in cui mi pare che la giornata sia durata 45 ore, tra l'altro senza pause. Quelle sono sere in cui, se voglio fare qualcosa di intellettuale, guardo facebook (!!!), oppure più saggiamente arranco verso il letto perché ormai sono dissociata dall'universo. Puntualmente, mentre appoggio la testa sul cuscino, un'inquietudine sottile inizia a invadermi le periferie cerebrali. Non prendo subito sonno, piano piano i pensieri prendono forma ed ecco... Sono le 23.30, la casa è già nel silenzio, e  mi ricordo solo in quel momento che devo far partire l'asciugatrice, altrimenti domani il piccolo va all'asilo in pigiama perché in due giorni è riuscito a sporcare tutta la sua fornitura di pantaloni da combattimento. Oppure, e qui è il panico totale, realizzo che domani c'è storia e io ho preparato la lezione di italiano e adesso devo fare appello a forze ignote dentro di me per riuscire a elaborare una lezione come si deve. Mettersi a lavorare uscendo da uno stato di dormiveglia è lesivo dei diritti umani, ma bisogna pur farlo, se serve.

Così, col sonno a metà interrotto dal "noooooooo, mi sono dimenticata", capita che mi svegli poi completamente e che non riesca più a riprendere sonno. La lezione di storia è pronta, l'asciugatrice ha finito il ciclo e io sono qui, stanca e senza sonno, e domani so già che sfoggerò occhiaie da competizione, roba che anche il correttore si dichiara sconfitto in partenza.

Che fare? Di solito mi metto a leggere. In questo periodo ho un po' di libri sul comodino: c'è Lucrezia Floriani, che però non procede come lettura e non so neppure spiegarmi il perché; sopra, a portata di mano, l'immortale Don Camillo, che sto rileggendo per la terza volta, mi pare. Però devo stare attenta, perché mi piace così tanto che poi non smetto più e finisce che spengo la luce a notte fonda. Alla base, ci sono le riviste di arredamento, che compro sempre e mi fanno venire l'insana voglia di ribaltare casa ogni due mesi e sono sconsigliate come lettura notturna perché inducono a prendere  le misure in cucina alle 2. Di fianco, tengo attualmente Afrodita di Isabel Allende, che ho ripreso in mano qualche mese fa e mi fa sempre tanto ridere. Ne apro una pagina a caso, leggo un capitoletto e mi faccio delle grandi risate. E poi, sulla mia edizione, ho l'autografo della Allende; ricordo ancora la fila di ore in Feltrinelli a Milano, tanti anni fa, solo per stringerle la mano.

Io cerco, davvero cerco, di avere il comodino ordinatissimo, ma non riesco. No, i libri non fanno caos, mai, ma a volte arrivo ad averne così tanti che al mattino non trovo la sveglia e divento pazza perché non riesco  togliere l'allarme. I libri sono amici, ce ne sono alcuni che sono presenze rassicuranti o, come il meraviglioso Quello che piace a Irene (ora è in cucina, oggi mi serviva una ricetta)  che mi rilassano già dalla copertina e che hanno anche un odore particolare, da libro prezioso.
E voi, che libri avete sul comodino?

venerdì 5 febbraio 2016

Salon du chocolat a Milano


 Plin, plon. Comunicazione di servizio.

A proposito di cioccolata, torte ecc..., sapete che a Milano si apre il Salon du Chocolat?
Ecco le date: 13-15 febbraio. Dove? Presso The Mall - Porta Nuova Varesine, zona Garibaldi.

Qui tutte le info. Ci sono moltissime proposte,  dal "chocofashion" al "chocofamily".
Direi che ci si può sbizzarrire ;-)

Di cioccolata, torte e caffè


 Il titolo del blog è un inno ai libri e al cioccolato, al cioccolato quello buono, di solito fondente, o fondente e nocciole. Per me questo è IL cioccolato. Ma lo è anche  una cioccolata calda, magari accompagnata da qualche biscottino croccante,o il gianduiotto che ti si scioglie in bocca (e io quelli di Stratta ogni tanto li sogno di notte, mi tocca proprio tornare a Torino per fare scorta).

(Comunque no, non sono golosa. In realtà io il cioccolato lo contemplo e lo annuso, poi mangio al massimo la crema di carrube, che è tutta salute...).

Prima stavo pensando alla colazione di domani. Il fine settimana è l'unico momento in cui possiamo fare colazione tutti insieme (anche se di sabato io lavoro, ma inizio tardi), quindi mi piace preparare una torta, apparecchiare bene la tavola - cosa che comunque cerco di fare anche durante la settimana - e godermi il caffè in tutta lentezza. Al mattino sono un bradipo, senza caffè vago come un'ameba per casa e non riesco a collegare i pochi neuroni già svegli. Anche mio figlio sa che può iniziare a chiedermi qualcosa dopo colazione, prima non so cosa rispondergli, vado a tentoni, butto là frasi a caso e quindi ha capito che non vale la pena coinvolgere nei suoi discorsi un'interlocutrice muta o al massimo dispensatrice di monosillabi.

Tornando a noi, e al pensiero della colazione. Venerdì sera, mentre la cena è sul fornello, che si fa? Si prepara una torta. Mi sono accorta di non avere uova, così ho spulciato uno dei miei blog preferiti, Zenzero e Limone, e ho trovato la ricetta di questa Torta al cioccolato, ricetta light.
Una di quelle classiche torte che mio marito definisce "non torte", cioè senza burro e senza uova. La ricetta dice di mettere il latte, ma visto che in casa io avevo solo la bevanda di riso, ho usato quello, quindi siamo addirittura al veganismo.
Non ero molto convinta, alla fine è un impasto semplicissimo con farina, lievito, cacao, zucchero e latte e stop. Niente di elaborato, niente che faccia pensare all'alta pasticceria, ma devo dire che il profumino è veramente invitante. Ovvio che qualche fetta è già stata divorata prontamente "ma che profumo, posso mangiare una fetta? Una grande grande?" , e confermo, il sapore è buono, un po' "farinoso", ma la consistenza è molto soffice. E poi c'è il cioccolato che risolleva gli animi, per me una torta con il cioccolato ha sempre una marcia in più anche nella sua semplicità, fa "festa" anche se non è per un'occasione speciale, ma, in fondo, una torta rende sempre tutto un po' speciale, regala sorrisi un po' a tutti senza un vero apparente motivo.

Una torta è come una poesia o un  bel romanzo: può anche non essere indispensabile nella dieta quotidiana, ma, quando c'è,  la giornata acquista un altro sapore. 

lunedì 1 febbraio 2016

Metti un San Valentino a Milano (con l'arte di Ad Artem)




Il 14 febbraio si avvicina... San Valentino, la festa degli innamorati.

Da quando posso festeggiarlo (quel sant'uomo mi sopporta ancora, nonostante tutto), faccio la superiore e dico che è solo una festa commerciale, però poi il regalino lo voglio e se non arriva ci resto anche un po' male. Quando si dice la coerenza.

Quando ero più "giovane" (anche adesso sono giovane, molto giovane, sono solo un po' più matura e comunque l'età mentale non corrisponde con quella anagrafica) e non mi filava nessuno, passavo la giornata a rosicare e a lagnarmi sul destino infelice delle single circondate da coppie felici, affiatate e  melense. Le compagne  portavano a scuola i cioccolatini, l'anello di paccottiglia, o il braccialettino e io sbattevo la testa sul Rocci e mi domandavo cosa avessi fatto di male per trascorrere il 14 febbraio con Plutarco.

Poi, il 15, un sospiro di sollievo.

Tralasciando ora questi dettagli che provocano in me rimembranze depressive e agghiaccianti immagini di permanenti e occhialoni da miope, veniamo all'argomento del post, e cioè "San Valentino 2016".
L'idea mi è venuta quando stamattina ho controllato l'email e ho trovato un invito che non poteva non attirare la mia attenzione: Speciale San Valentino di Ad Artem. Per chi non la conoscesse, Ad Artem è una società nata a Milano, fondata da alcuni storici dell'arte allo scopo di valorizzare il patrimonio artistico e culturale milanese; per questo propone iniziative numerose e variegate per le scuole, le famiglie, i gruppi di persone o i singoli interessati. Ho avuto modo di rivolgermi a loro come insegnante e posso solo parlarne benissimo, sia per la qualità dei servizi offerti, sia per la cortesia e l'affidabilità (non mi pagano, eh).

Per questo San Valentino "quelli" di Ad Artem si sono inventati percorsi a Milano per le coppie: Passeggiata romantica sulle merlate del Castello Sforzesco, un percorso sui sentimenti e le passioni all'interno del Museo del '900, la visita alla casa museo dei coniugi Boschi Di Stefano (non l'ho mai vista! Devo porre rimedio).  O ancora, come dimenticare Renzo e Lucia e le loro peripezie che si sono incrociate con la storia travagliata della Milano del 1630? Dal Lazzaretto fino al Duomo, la guida spiegherà le vicende dei due giovani innamorati ripercorrendo i passi di Renzo nel suo viaggio a Milano.

Ora, indipendentemente che uno trovi sensato o meno festeggiare San Valentino, io credo che queste iniziative siano meravigliose. Come già dicevo, Milano sembra pudica nel mostrare il suo lato migliore e, talvolta, solo in casi fortuiti si riesce a cogliere la sua vera bellezza e comprendere la poesia di certi quartieri, o di certi vicoli che sembrano riportare indietro nel tempo, appena svoltato l'angolo di una strada caotica. D'altra parte, il fascino risiede spesso nel mistero. 

Linkwithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...