venerdì 17 febbraio 2017

L'angolo di Don Camillo: bombardamenti, bombe e "cattocomunismo"


Guareschi era profondamente cristiano e profondamente anticomunista. Politicamente, non si riconobbe mai nella DC; ma, in occasione delle elezioni del 1948, per evitare la vittoria del PCI, la sostenne attraverso le pagine del Candido, coniando, tra l'altro, il celebre slogan: "Nel segreto della cabina elettorale, Dio ti vede, Stalin no".
Non riuscì mai, però , a digerire il discorso di De Gasperi al  teatro Brancaccio, pronunciato nel 1944, discorso in si elogiavano i meriti altissimi di Stalin e in cui Cristo veniva chiamato "un altro proletario". Per un anticomunista come Guareschi, questa presa di posizione era inaccettabile. (Si sa che la pubblicazione sul Candido delle lettere attribuite a De Gasperi, lettere in cui De Gasperi ordinava il bombardamento su Roma,  gli costò più di un anno di reclusione...)

Ma torniamo al Don Camillo. Nell'episodio, guarda caso intitolato "La bomba" (quello in cui Peppone e compagnia gli fanno trovare davanti alla chiesa una bomba confezionata a mo' di uovo di cioccolato, con scritto "Buona Pascua"), Don Camillo, dopo un colloquio con il Cristo, brucia una lettera che aveva appena scritto e che avrebbe tanto desiderato spedire.

Leggiamo cosa dice:
"E la lettera era indirizzata a Peppone, e dentro c'era scritto se, adesso che i rossi dell'estrema sinistra avevano approvato all'unanimità l'articolo 7, il compagno Peppone desiderasse nominare un consiglio di gestione per la chiesa, allo scopo di amministrare i peccati della parrocchia e stabilire, di comune accordo col titolare Don Camillo, le penitenze da assegnare di volta in volta ai peccatori. Che lui, don Camillo, era pronto ad ascoltare ogni sua richiesta e sarebbe stato felicissimo se il compagno Peppone o il compagno Brusco avessero acconsentito a tenere alcune prediche ai fedeli in occasione della Santa Pasqua. Egli, don Camillo, per ricambiare la cortesia avrebbe spiegato ai compagni il segreto e profondo senso religioso delle teorie marxistiche".
(G. Guareschi, Don Camillo, BUR, Milano 2014 30, p. 88)

Solo una breve, brevissima considerazione: quello che don Camillo scrive è per lui chiaramente un'iperbole. Ma quanti, oggi, considerano queste parole come un dato di fatto? Quanti, oggi, attribuiscono un profondo senso religioso alle teorie marxistiche e definiscono candidamente  Gesù un "altro proletario" come Marx ? Era matto Guareschi o aveva già capito tutto?

Nella foto, il bombardamento di Roma 

mercoledì 15 febbraio 2017

Calligrafia e Handlettering


 Da sempre la calligrafia mi affascina: il mondo di inchiostro, pennini, carta pregiata ha sempre evocato in me scenari di altri tempi, di amanti che si scrivevano lunghe lettere sigillate con la ceralacca, di poeti intenti nella scrittura al lume di una candela, fino ai falsari che, in cambio di un gruzzolo di monete d'oro, applicavano la loro arte calligrafa al servizio dell'inganno.

Volete mettere quanta avventura in righe vergate a mano, rispetto a un'email che si disintegra nel cyberspazio cliccando su un'icona a forma di bidone della spazzatura? Nessuno qui mette in dubbio l'utilità delle email; qui, però, si parla di fascino. E tra una lettera e un'email "non c'è storia", direbbero i miei studenti.

Questo breve preambolo per dirvi che uno dei miei sogni - che ancora non so quando concretizzerò, ma ce la farò - è seguire un corso proposto dall'ACI (Associazione calligrafica italiana); quando, durante gli anni dell'università, lavoravo come assistente tecnico museale presso la Biblioteca Braidense, ebbi l'opportunità fare da guida al pubblico per una mostra di calligrafia, allestita proprio dall'ACI . E' stato subito amore. Già a quell'epoca espressi il desiderio di frequentare un corso.  Sono passati tanti anni, il corso non l'ho fatto, ma l'amore, quello sì, è rimasto sempre vivo.
Adoro la carta spessa ricavata dal tessuto, mi piacciono l'odore dell'inchiostro, il rumore del pennino, la gestualità elegante di chi scrive con l'intento di creare arte.
 
Ovviamente la calligrafia proposta dall'ACI è un'arte vera che richiede appositi strumenti del mestiere e che segue regole ben precise e codificate, alcune addirittura secolari. Chi invece volesse provare ad accostarsi più "semplicemente" (ma ciò non vuol dire che sia banale) al mondo della bella scrittura, alla scrittura che diventa disegno, alla scrittura insomma più creativa e personale, slegata dalle norme più rigide della calligrafia, può provare con l'handlettering.

In Italia c'è un bellissimo blog di handlettering, il Castello di Zucchero, una vera e propria miniera di ispirazioni e di creatività (tra l'altro, c'è anche uno shop che potrebbe indurvi a spese folli, io ve lo dico e poi non ditemi che non vi avevo avvisato). Nel suo blog, Chiara Bacchini vi guida alla scoperta della bella scrittura tramite consigli, esempi, spiegazioni semplici ed efficaci (io acquistai l'anno scorso la sua piccola dispensa e devo dire che, come inizio, non è affatto male)


Altro suggerimento, che sicuramente è già noto ai cultori dell'handlettering, è il libro americano Cretive lettering and beyond (su Amazon a €15,50) , un delizioso libro di 144 con copertina flessibile dedicato al mondo della bella scrittura, su carta e su lavagna e perfino come ricamo.



Il libro è scritto interamente in inglese, ma non temete: ci sono così tanti esempi e così tante foto che, anche se non conoscete bene l'inglese o non lo conoscete affatto, non potrete non capire i passaggi e le varie tecniche proposte.



Chi di voi si è mai dedicato all'handlettering? E chi ha avuto la fortuna di frequentare, invece, un vero e proprio corso di calligrafia?

Buon mercoledì pomeriggio!


martedì 14 febbraio 2017

Afrodisiaci e letteratura


  Da Isabel Allende, Afrodita

Verso la fine (della stesura del libro), quando credevamo di aver concluso il lavoro ed eravamo impegnati nelle ultime revisioni, capimmo che la vasta gamma degli afrodisiaci, dai molluschi con erbe e spezie, alle camicie di pizzo, alle luci rosate e ai sali aromatici per il bagno, ce n'era uno, il più potente di tutti, che non era stato contemplato: il racconto (...).

Più avanti, continua così... 


... Sento il dovere di confessare, a cuore aperto e prima che il lettore continui a perdere il suo tempo su queste pagne, che l'unico afrodisiaco davvero infallibile è l'amore. 


Buon San Valentino!
 

venerdì 10 febbraio 2017

L'angolo di Don Camillo: Sul progresso e l'ignoranza



  "(Gli uomini)... cercano affannosamente la giustizia in terra perché non hanno più fede nella giustizia divina e ricercano affannosamente i beni della terra perché non hanno fede nella ricompensa divina. E perciò credono soltanto a quello che si tocca e si vede, e le macchine volanti sono per essi degli angeli infernali di questo inferno terrestre che essi tentano invano di far diventare un Paradiso. E' troppa cultura porta all'ignoranza, perché, se la cultura non è sorretta dalla fede, a un certo punto l'uomo vede soltanto la matematica delle cose. E l'armonia di questa matematica diventa il suo Dio, e dimentica che è DIo che ha creato questa matematica e questa armonia. (...) Il progresso fa diventare sempre più piccolo il mondo per gli uomini: un giorno, quando le macchine correranno cento miglia al minuto, il mondo sembrerà agli uomini microscopico, e allora, l'uomo si ritroverà come un passero sul pomolo di un altissimo pennone e si affaccerà all'infinito e nell'infinito ritroverà Dio e la fede nella vera vita. E odierà le macchine che hanno ridotto il mondo a una manciata di numeri e le distruggerà con le sue stesse mani".*


Devo ammettere che il passo di Don Camillo che vi presento oggi ha sempre destato in me una certa perplessità . Nel senso che ci ritrovo ovviamente il pensiero del Guareschi che conosco dalle mie letture, il Guareschi limpidamente coerente, granitico nella fede, sicuramente controcorrente, allora come oggi.

C'è però un passaggio che, per me, stride. Forse non riesco a capirlo, forse sbaglio a soffermarmi solo su quelle parole perché devo guardare al generale e non al particolare, ma, in ogni caso, non riesco ad accettare serenamente quello che leggo .

Guareschi, nel suo modo semplice e al contempo profondo, illustra qui l'eterna questione della fede e della ragione e di come la ragione debba essere, secondo il pensiero cattolico, sempre supportata dalla fede per non diventare schiava di se stessa. Chiaramente questo non è un concetto guareschiano, è un concetto teologico. Pensiamo a Dante, nella Divina Commedia: Virgilio, la ragione, lo ha accompagnato per l'inferno e il purgatorio. Beatrice, la teologia, cioè l'incontro di fede e ragione, lo ha condotto tra i cieli del Paradiso.

Quindi, in un'ottica cattolica,  è chiaro (o dovrebbe esserlo) che la cultura, la scienza, debbano essere supportate dalla fede e facciano i conti con quel limite buono che trattiene l'uomo dal tentativo di affermare la sua volontà di onnipotenza. Perché tanto, onnipotente, l'uomo non può esserlo, è un dato di fatto.

A parte questo, cosa intende Guareschi con "troppa cultura porta all'ignoranza, perché, se la cultura non è sorretta dalla fede, a un certo punto l'uomo vede soltanto la matematica delle cose"?

 Posso capire la questione che la cultura, senza fede, diventi a lungo andare un sopruso verso il genere umano, come si può leggere alla fine del brano riportato "l'uomo si ritroverà come un passero sul pomolo di un altissimo pennone e si affaccerà all'infinito e nell'infinito ritroverà Dio e la fede nella vera vita. E odierà le macchine che hanno ridotto il mondo a una manciata di numeri e le distruggerà con le sue stesse mani". Ma perché troppa cultura porta all'ignoranza?

Io qui ci vedo una contraddizione. La cultura può essere, prima di tutto, troppa? Non credo, non lo trovo possibile. Secondo: perché dare per scontato che laddove la cultura sia "troppa", allora venga meno la fede? Non sembra qui che Guareschi voglia far passare allora la fede, tutto sommato, è roba da ignoranti?

Sinceramente, non credo che lui intendesse questo.  Probabilmente cultura e progresso, in questo episodio del Mondo Piccolo, sono sinonimi e per progresso si intende la "progressiva" perdita di senso dell'uomo, come quella fiumana di cui parlava Verga. Un progresso creato dall'uomo in cui l'uomo ha sostituito se stesso, fino a correre il rischio di annientarsi, salvo poi guardare dall'alto la devastazione e arrivare a comprendere ciò che davvero lo rende uomo e a ridefinirsi nel suo limite.
Credo sia questa la lettura corretta, ma devo ammettere che quel "troppa cultura" continua comunque a non piacermi fino in fondo...

 *(G. Guareschi, Don Camillo, BUR, Milano 2014 30, pp. 204-205)

mercoledì 8 febbraio 2017

La "mia" torta tenerina

Ganaché de chocolate

 La settimana scorsa vi ho lasciato una torta da fare in cinque minuti cinque, questa settimana una cioccolatosissima, che credo sia la tenerina. E' appuntata tra le pagine del mio quaderno di ricette, non ha titolo, ma, per come si presenta, direi che a occhio e croce potrebbe essere la ricetta della tipica torta ferrarese.

Se poi non è quella, spacciamola come "torta bassa buonissima al cioccolato".


Dunque, dunque.

Cominciamo dagli ingredienti:
200 gr. di cioccolato fondente; 3 uova; 160 gr. di zucchero (io ne metto anche un po' meno, diciamo 130 gr); 100 gr. di burro; 3 cucchiai di latte.

Fate sciogliere il cioccolato a bagnomaria; nel frattempo sbattere i tuorli con lo zucchero finché non raddoppiano di volume (se avete la planetaria è meglio, ma va bene qualunque sbattitore elettrico). Mescolato al composto di tuorli e zucchero il cioccolato intiepidito (non caldo, altrimenti cuoce le uova), poi incorporate la farina, il latte tiepido e i bianchi montati a neve ben ferma.
Imburrare uno stampo per dolci di circa 34 cm; cuocere a 170° per 25' - 30'. Una volta fredda, spolverizzatela di zucchero a velo.

 La torta non ha lievito, quindi rimane bassa, si "screpolerà" in superficie e sarà un tripudio di cioccolato e calorie.


 Come gustarla al meglio? Tiepida con una pallina di gelato.


lunedì 6 febbraio 2017

La depressione del lunedì e i suoi antidoti

Piove, smette, ripiove, rismette... Sono giorni che va avanti così. E va bene che c'è secco, che l'acqua spazza via il pm10 che ormai è visibile ad occhio nudo, ma dopo un po' di giorni di pioggia e grigio, grigio e pioggia, il sole sembra un miraggio.

Metteteci poi che è lunedì e che il lunedì è il giorno che segue la depressione della domenica sera, quel senso di tristezza che mi pervade da anni al pensiero che il giorno dopo si andrà a scuola. La cosa comica è che ho scelto di fare l'insegnante, quindi questa depressione domenicale, in puro stile Sabato del Villaggio, me la porterò avanti fino alla pensione (a meno che io non abbia lunedì come giorno libero, e questa è senz'altro una possibilità da considerare). Inoltre, alzarsi alle 6.35 di lunedì è da annoverare, a mio avviso, tra i crimini contro l'umanità.

Comunque, il lunedì si lavora, quindi, o ci si dispera per tutta la giornata (e non mi pare il caso, lavorare è sempre una grande fortuna), o bisogna per forza trovare un antidoto alla grigia tristezza di inizio settimana. I miei antidoti sono:
 - Preparare un colazione come si deve, apparecchiando bene la tavola e mangiando un dolce fatto in casa;
- Bere due caffè;
- indossare un rossetto rosso;
- iniziare una conversazione filosofica sullo spazio con il seienne di casa, che ha delle uscite spassosissime;
- entrare a scuola sorridendo e pensare "Wow, dai, almeno mi sono alzata e sono più o meno in orario, la giornata inizia bene"
- pensare a questo aforisma (vedi cartolina sotto) che a me ha sempre fatto ridere.

 Mi sembra la risposta più eloquente a chi riempie di complimenti un intellettuale, un poeta, uno scrittore. Un po' come la risposta di Jack Nicholson alla segretaria della sua casa editrice, nel film "Qualcosa è cambiato"*...
Segretaria, trasognata, pensando di fare la domanda del secolo: "Lei sa descrivere così bene le donne, ma come fa?"
Lui: "Prendo un uomo e gli tolgo ragionevolezza e affidabilità".
Segretaria:"..."





*Realizzo ora che il suddetto film ha 20 anni e che io l'ho visto al cinema quando è uscito (più svariate volte in TV). Questo è un altro elemento che concorre alla depressione del lunedì, ma no, non mi lascerò turbare...



venerdì 3 febbraio 2017

L'angolo di Don Camillo. Il rispetto (e la bandiera della signora Cristina)

 
La signora Cristina, il "monumento nazionale" per dirla alla Guareschi, un giorno morì.
Era il 1946. Lei, monarchica, diede, prima di spirare, disposizioni per il suo funerale: voleva la bandiera del re. Non quella della repubblica, ma quella del re perché "i re non si mandano via". E poco importa se c'era stato il referendum, la signora Cristina voleva che la sua bara fosse avvolta nella bandiera con lo stemma.

"... Sulla cassa voglio la bandiera (...) La mia bandiera, con lo stemma (...) Dio ti benedica anche se sei bolscevico, ragazzo mio", disse, rivolgendosi a Peppone. E poi chiuse gli occhi e non li riaperse più.

Immaginiamo quale turbamento una simile richiesta potesse provocare in un sindaco comunista, che certo non poteva rispettare a cuor leggero una simile volontà.

Chi ama Don Camillo sa benissimo quale fu la decisione di Peppone: Peppone accontentò la sua maestra.  Ma, a mio avviso, la grandezza di questo episodio non sta nel gesto in sé (accontento una vecchietta a cui sono affezionato), quanto nella motivazione che spinge il sindaco a compiere l'ultima volontà della maestra: il rispetto. In questo caso, il rispetto per i morti e il rispetto per una persona che aveva dedicato tutta la sua vita all'insegnamento e che al suo ruolo non aveva mai rinunciato. Una persona che, sebbene si fosse fatta ampiamente sorpassare dal futuro, senza riuscire a stare al passo con i veloci cambiamenti, era rimasta profondamente coerente con se stessa e con le sue idee, anche se diametralmente opposte a chi aveva il potere in quel momento. Una maestra che non si faceva scrupoli a criticare  e che prima di morire disse a Peppone: "Tu sei il sindaco e questo è il mio testamento (...). I miei libri tienli tu che ne hai bisogno. Devi fare molti esercizi di comporre e studiare i verbi". E Peppone, a sentire quelle parole, non le fece un sorrisetto accondiscendente, il contentino che si dà a una vecchia svitata in punto di morte, ma le rispose con un "Sissignora". Niente parole di circostanza, niente salamelecchi. "Sissignora".

Torniamo a noi. Il rispetto. Senza perdermi in inutili prediche che renderebbero solo troppo lungo questo post, mi limito a ripetere ciò che sostengo spesso: un confronto non si basa sull'insulto a prescindere. Sempre più spesso non si sta neanche più a sentire l'altra persona, semplicemente la si incasella sotto il giudizio prestabilito dalla corte marziale del politicamente corretto.  
Ci avete fatto caso? C'è sempre qualcuno che ha più diritto di altri di dire la sua e di sotterrarti di insulti per partito preso. Esempio, per stare  in tema letterario. Ti piace Guareschi? Ti rispondono subito: "Non usi la tua intelligenza!!! Ignorante!!!". Cioè: ti piace Guareschi, il reazionario Guareschi, il cattolico Guareschi e automaticamente sei scema .

Ma, per esempio, ti piace Guareschi e parli male di Calvino? Uhhh, come osi parlare male di Calvino? Quello era un genio a prescindere. Chi ama Calvino è sicuramente più intelligente di chi ama Guareschi.
 Chi ama Calvino lo dice e se ne vanta e può insultare chi ama Gureschi; chi ama Guareschi dovrebbe dirlo un po' in sordina, chiedere scusa a chi ama Calvino e guai a criticarlo pena la dannazione eterna, cospargersi il capo di cenere e ammettere che sì, un po' scemo e ignorante lo è, in fondo in fondo.

Ecco il politicamente corretto e questo è solo un assaggino letterario...

  Tornando a noi, perché qui l'argomento rischia di espandersi a macchia d'olio, leggiamo cosa dice Peppone ai suoi compagni - che non volevano che l'ultima volontà della maestra venisse rispettata - , quando decide di portare la bara della signora Cristina avvolta nella bandiera del re.

"In qualità di sindaco" disse "vi ringrazio per la vostra collaborazione , e come sindaco approvo il vostro parere di evitare la bandiera richiesta dalla defunta. Però siccome in questo paese non comanda il sindaco ma comandano i comunistri, come capo dei comunisti vi dico che me ne infischio del vostro parere e domani la signora Cristina andrà al cimitero con la bandiera che vuole lei perché io rispetto più lei da morta che voi tutti vivi, e se qualcuno ha qualcosa da obiettare lo butto giù dalla finestra! Il signor prete ha qualcosa da dire?"
"Cedo alla violenza" rispose allargando le braccia don Camillo che era rientrato nella grazia di Dio.
E così il giorno dopo la signora Cristina andò al cimitero nella bara portata a spalla da Peppone, dal Brusco, dal Bigio e dal Fulmine. E tutt'e quattro avevano al collo i loro fazzoletti rossi come il fuoco, ma sulla bara c'era la bandiera della signora maestra.
Cose che succedono là, in quel paese stramapalato dove il sole picchia martellate in testa alla gente e la gente ragiona più con la stanga che col cervello, ma dove, almeno, si rispettano i morti. 

 (G. Guareschi, Don Camillo, BUR, Milano 2014 30, pp. 245, 247)

Oggi sapremmo essere come Peppone, disposto a prendersi la responsabilità di un funerale della signora Cristina? Fedele alla sua maestra, ma al contempo fedele alla sua idea (non a caso Peppone e i suoi compagni indossano il fazzoletto rosso)?

mercoledì 1 febbraio 2017

La torta al cioccolato in 5 minuti...


 ... Prendete un preparato in busta, aprite la busta, versate il contenuto nella teglia, infornate et voilà.

No, dai, scherzo.

Scherzo perché il cioccolato è una cosa seria, da trattare con rispetto. Mio figlio lo assapora con una sorta di devozione, per dire. E la torta al cioccolato di cui vi parlo sembra, qui a casa mia, avere poteri taumaturgici. Risolve ogni problema, asciuga ogni piccola lacrima, consola e conforta lo spirito di grandi e piccoli. E' la torta che prepariamo più spesso, così buona, così facile che richiede per forza di essere condivisa.

E poi... una tazza di tè, una fetta di torta, un bel libro, che volete di più? Se di comfort vogliamo parlare, che si parli sì del comfort food, ma anche dei comfort books... Vi ricordate? Da allora i comfort books sono molti di più, la lista si è felicemente allungata. Ma di questo parleremo un'altra volta.

Allora, pronti per una torta che si fa in cinque minuti cinque?

Fate così. Prendete una pentola e metteteci dentro 200 gr di cioccolato (sapete che quello fondente che si trova alla LIDL è buonissimo? Costa poco, rende benissimo nelle ricette ed è anche ecosostenibile), 100 gr di zucchero, 100 gr di burro, 100 ml di latte.
Fate sciogliere tutto.
Spegnete il fuoco, incorporate 200 gr di farina e 1 bustina di lievito; successivamente  aggiungete 4 uova intere, avendo cura di aggiungerne una alla volta.

Infornate a 180 gradi per 30'.

Spolverate con zucchero a velo e gustate :-)

Vero che è veloce?

Ehm... Mi sono appena resa conto che le foto della suddetta torta sono venute orrende. Ti pareva. Appena la rifaccio posto foto sulla pagina facebook, giuro. (Sono decisamente una food blogger :-D)

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