giovedì 31 dicembre 2015

Claudio Abbado per piccoli musicisti - La casa dei suoni


 Foto scattata a mezzanotte, sul leggio dell'organo positivo di casa...

In casa nostra la musica è una presenza costante. Pur disponendo di pochi mq, abbiamo un organo positivo (dovendo decidere tra una credenza e un organo, abbiamo scelto quello più utile...), un pianoforte digitale e, chiuso nella sua custodia, perché nessuno (ancora) lo sa suonare, un violino che ci ha regalato il proprietario di un mas a Carpentras durante un viaggio in Provenza.

Si suona, si canta, ci sono partiture ovunque e libri di e sulla musica.

L'ultima scoperta in fatto di letteratura musicale è un libro cartonato che una mia cara amica ha regalato a mio figlio. Di Claudio Abbado, celebre direttore d'orchestra scomparso il 20 gennaio 2014, si intitola La casa dei suoni.
Edito per la prima volta nel 2006 da Babalibri, è un testo che Abbado ha dedicato ai giovani musicisti, che possiedono "un entusiasmo e uno slancio non ancora intaccati né rovinati dalla professione, o, come in certi casi accade, dalla vita".

Il racconto autobiografico, corredato da illustrazioni di Paolo Cardoni, si ferma al momento in cui il giovane Claudio ebbe l'opportunità di dirigere la sua prima orchestra, proposito che lui aveva già maturato molti anni prima, quando, a sette anni, al Teatro alla Scala assistette dal loggione all'esecuzione dei Notturni di Debussy .

Oltre all'autobiografia (mi avrebbe incuriosito leggere qualcosa di più, ma, appunto, il libro si rivolge a un pubblico molto giovane, che forse si annoierebbe ad ascoltare o a leggere i particolari della vita di qualcuno), ciò che mi è piaciuto di questo libro è ciò che viene dopo. Con semplicità, ma chiarezza,  si parte dalla descrizione della musica da camera (dal duo all'ottetto), per arrivare all'orchestra, di cui si illustra la disposizione degli strumenti anche attraverso i disegni. Si passa poi a spiegare in cosa consiste la partitura e ad presentare  le famiglie di strumenti (archi, legni, ottoni, percussioni, a corde pizzicate) con relativi disegni.

Infine, possiamo scoprire cosa sono le sinfonie, i concerti e l'opera,  vale a dire le principali composizioni per orchestra, senza naturalmente tralasciare cosa fa concretamente il direttore d'orchestra (che non è un tizio che agita inutilmente una bacchetta, per parafrasare una battuta che recentemente ho sentito pronunciare da un altro grande, Riccardo Muti).

L'ultima pagina riporta tutti i titoli dei brani musicali citati nel corso del libro, in modo da creare una piccola guida all'ascolto.

In passato, ho avuto la fortuna di poter studiare uno strumento stupendo, il pianoforte. A un certo punto, ho smesso di prendere lezioni, ma l'amore per la musica è rimasto vivo, intatto e fa parte di me. Sarebbe bellissimo se, come accade all'estero, la musica diventasse patrimonio comune di tutti i giovani, se le lezioni di musica a scuola non fossero quella tristezza infinita che va dallo stridio del flauto dolce al tedio della melodica (melodica? Ma che strumento è? E quando mai ricapiterà di suonarlo?). Musica è ascoltare, è vivere le note. È immaginare su una melodia, è accostare un dipinto di Monet a a una Gymnopédie di Satie, una poesia di Rimbaud a un notturno di Debussy.

Mi piacciono i libri per bambini che parlano di musica (anche se mi sembra che ce ne siano davvero troppo pcohi). Danno speranza.

martedì 29 dicembre 2015

In biblioteca nella nebbia


 Si gela, stamattina. La nebbia ammanta ancora tutto; ha provato, stamattina, ad alzarsi un poco, a lasciare scorgere un lembo di cielo azzurro pallido, ma è stata solo un'illusione.
Mi sono alzata prima del solito per uscire e fare delle commissioni. Sono andata in centro, ma ho parcheggiato la macchina lontano, per fare una passeggiata, nonostante l'aria facesse male al viso. Sono scesa dall'auto, ho preso il mio sacchetto pieno di libri: "Sono in ritardo con la consegna dei libri in biblioteca". Erano libri illustrati che avevamo preso io e mio figlio durante la nostra ultima visita in biblioteca. Li leggiamo e rileggiamo, i libri,  lui li impara a memoria e la sera mi diverto a leggerli sbagliati, così lui può ridere... "Leggi bene, mamma, rileggi da capo".

Sono entrata nel palazzo; mi fermo sempre a guardare la panchina nel cortiletto, su cui, quando fa caldo, mi piace sedermi e aprire subito il libro appena ritirato. La lettura è spesso un fatto urgente.

Ho percorso la maestosa scalinata per entrare in biblitoeca; ho aperto il portoncino di legno un po' sgangherato e ho trovato tepore. Tutti mi sembrano calmi, in biblioteca. Ho appoggiato sul bancone i miei dieci libri per bambini e ne ho ordinato uno da adulta. "Avete Lucrezia Floriani di George Sand?"
No, non c'è, "ma è corretto il titolo? Ah, no, scusi, avevo capito male. Glielo ordino, arriverà tra qualche giorno".
Sono uscita contenta, arriverà presto un libro nuovo, leggerò del lago di Iseo, cercherò di immaginarmi la scrittrice, e come doveva essere la sua vita ribelle, la sua storia d'amore con il grande Chopin.

Mi sono rituffata nel mondo reale, il mercato, due kg di arance e quattro mele renette. Mi compro un vestitino colorato, costa poco, poi un basco nero perché avevo proprio bisogno di un basco nero, anche se io il basco non l'ho mai portato.

A casa trovo il divano rosso, mani che scaldano le mie. Penso al pranzo, ma ho voglia di scrivere.

Del lago di Iseo e di George Sand

 Il lago di Iseo visto da Peschiera Maraglio

Credo che nessun luogo sia contemplativo come il lago. Una distesa di acqua placida, dall'orizzonte definito; una corona di montagne, più o meno alte, di 'cime ineguali' che abbacciano le sponde e delimitano lo sguardo.
Amo andare al lago di inverno, sedermi su una panchina e godermi il sole già basso di metà pomeriggio, timidamente caldo eppure accecante, come a ricordare che sì, la primavera non tarderà. E poi camminare sul lungo lago, tra silenzi e conversazioni finalmente fluenti; fermarsi a dare il pane alle anatre, guardare stupiti i cigni che volano velocissimi, radenti l'acqua.
Una breve gita in battello, l'odore dell'acqua, le barche in attesa della bella stagione.

Oggi, il Lago di Iseo.

Una fuga dalla nebbia insistente di questi giorni (o meglio, mesi), che toglie respiro e colori. Meno di un'ora di auto ed eccoci in un mondo di sole, tranquillo, silenzioso. C'era poca gente, Iseo sembrava sonnolenta in questo lunedì di fine dicembre. Pochi rumori, poco traffico.

Ci siamo accorti, al nostro arrivo, che dopo pochi minuti sarebbe partito il battello per il borgo di Peschiera Maraglio, a Montisola. L'abbiamo aspettato - il battello -  guardando il lago.


Montisola era addobbata a festa, ma muta, silenziosa. Sembrava quasi disabitata o ferma in un passato a me sconosciuto. Il retificio (non avevo mai visto un retificio!), il fornaio, il carretto del fruttivendolo. I locali chiusi, le case sonnecchianti nel pomeriggio - poche le luci accese, molte le persiane chiuse ad aspettare la primavera -  mentre già il cielo si tingeva di rosa.

 Il lungolago di Peschiera M. Sulla destra, il retificio

Abbiamo percorso la breve salita fino alla chiesa  di San Michele, dove abbiamo ammirato il presepe costruito con cura, che ci ha incantato per lunghi minuti.

  Voltandomi indietro, salendo verso la Chiesa di S. Michele

Abbiamo passeggiato senza meta, stupendoci "Ma come si può vivere in modo così diverso dal nostro a così poca distanza da noi".

Ho ripensato a George Sand, al suo Lucrezia Floriani che dovrei leggere (una delle tante letture promesse), alla sua descrizione del Lago di Iseo.

"Il piccolo lago d’Iseo non ha nulla di grandioso nell’aspetto e i suoi dintorni sono dolci e freschi come un’egloga di Virgilio. Tra le montagne che formano il suo orizzonte e le crespe molli e lente, che la brezza traccia sulle rive, c’è un’area di prati incantevoli, letteralmente smaltati dai più bei fiori campestri che produce la Lombardia. Tappeti di zafferano di un rosa puro ricoprono le rive, dove la burrasca non spinge mai rovinosamente le onde furiose. Leggere imbarcazioni rustiche scivolano sulle placide onde, sulle quali si sfogliano i fiori del pesco e del mandorlo."

Così George Sand scriveva nel 1847.

Sembra che oggi sia allora.

sabato 26 dicembre 2015

Un canto di Natale, Pukka tea e altre lentezze.

Il giorno di Santo Stefano, per me, è il giorno della lentezza. Archiviata la mangiata epica del 25, amo indugiare sotto le coperte fino a tardi, restare in pigiama fino all'ora di pranzo, chiacchierare, giocare, leggere.

Vivo sempre di corsa, ma, durante le vacanze, cerco di godermi gli attimi lenti, senza programmi, che sempre più spesso sono incapace di vivere, travolta dalla frenesia, dal dover fare anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno.

A metà pomeriggio, prima di uscire per raggiungere amici che non vedevo da tempo, mi sono concessa il lusso di un tè Pukka ginger, lemon and manuka honey. Il tè dei giorni di Natale è  un regalo confortante che, puntualmente, ogni anno mi arriva dagli amici inglesi. Quest'anno, si è trattato di  una selezione di tè  Pukka (di cui, lo ammetto, ignoravo l'esistenza) che ora rallegra il mio tavolo e i miei pensieri.

 
Mentre il ginger solleticava il palato, stemperato dalla dolcezza del miele e dal profumo del limone, mi sono messa a sfogliare l'edizione italiana del Canto di Natale di Dickens,  illustrata da Viktoria Fomina, nei toni onirici del verde e viola. E' un classico, lo so, anzi, addirittura scontato in queste giornate che spesso eccedono in buoni (finti?) sentimenti, ma è Il libro del Natale, il libro che ogni tanto tutti dovremmo rileggere.



"Uomo" disse il fantasma "se hai un cuore di uomo e non di pietra, cessa da certo malvagio linguaggio fino a che non saprai quali siano veramente le cose superflue e dove si trovano". (p. 84 della mia edizione)



Eccolo lì, sembrava aspettarmi nascosto tra le righe e l'inchiostro, il mio proposito per il nuovo anno: comprendere quali siano le cose superflue e quali quelle necessarie, e imparare a desiderare il superfluo sentendolo come tale e non scambiandolo per l'indispensabile.

Ah, Dickens. Poche righe che racchiudono un universo e interrogano i segreti del cuore; le domande, sempre più decise, incalzanti, portano un turbinio invisibile in una perfetta giornata di lentezza.


Il  tè era intanto ancora bollente, a metà tazza.


Rieccomi

luwak coffee

Sono passati mesi dall'ultima volta che ho scritto. E' strano: amo scrivere, eppure le mille cose da fare  prendono sempre il sopravvento: il lavoro, la famiglia, questo, quello...
Poi arriva una sera di vacanza, la sera di Natale, immersa nel buio silenzioso della casa, in cui tutti dormono, e sono qui a chiedermi perché livre au chocolat sia rimasto silente (non che abbia mai pubblicato chissa che, però, almeno, avevo iniziato).
Ho tanto da dire e da raccontare; forse avevo iniziato con l'alta pretesa di un blog di critica letteraria, ma è un obiettivo troppo pretenzioso, troppo stancante per una mamma lavoratrice che alla sera alle 21 è tentata di spalmarsi sul divano e non muovere neppure mezza articolazione. Voglio dire, i libri sono parte essenziale della mia vita, ma, forse, livre au chocolat deve essere più me, deve essere il mio sguardo. Non so a chi interesserà, ma certo interessa a me che me ne sto qui, col mini computer sbilenco sul tavolo della cucina, mentre il ticchettio dell'orologio è l'unico rumore che ritma le mie dita sulla tastiera.

Ho programmi lenti per queste vacanze di Natale, ho voglia di tornare a Milano, di una gita al lago, di mangiare tutte le delizie che solitamente non mangio mai. Ho voglia di dormire e non puntare la sveglia - anche se il mio bimbo si sostituirà egregiamente al bip bip mattutino -, ho voglia di leggere, di provare vestiti nuovi, di bere più té lenti e meno caffè espressi, di concedermi il lusso della tisana bollente sul divano, la sera, preparata con il samovar che ormai troneggia in cucina (regalo richiesto a gran voce da mio figlio per i suoi  5 anni. Sì, è strano come regalo per un cinquenne, ma mio figlio è una sorpresa quotidiana).

Si ricomincia, dunque. Anche se forse non era mai veramente iniziata questa mia avventura tra le pagine bianche di un blog.


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