lunedì 31 luglio 2017

Alla scoperta di Leonardo da Vinci

Mio figlio, 7 anni, ha scoperto quest'anno Leonardo da Vinci. Il merito di questa scoperta non è mio, ma del suo insegnante di religione che, un giorno, ha fatto vedere in classe un cartone animato intitolato Leonardo (Edizioni San Paolo).  Da  quel momento, è stato tutto un Leonardo qui, Leonardo là, sai che Leonardo ha fatto questo, ha inventato quest'altro. E pensare che all'inizio non riuscivo neppure a capire chi fosse 'sto benedetto Leonardo, fino a che il pargolo mi ha detto "Sai che viveva a Vinci? Dov'é Vinci?". Ahhh
 
Dopo un estenuante pressing  una certa insistenza, ho deciso di regalargli i dvd di questo cartone animato che gli aveva rapito il cuore; l'ho cercato su Amazon ed evidentemente l'unica acquirente interessata ero io, visto che 2 dvd li ho pagati la bellezza di 1,90€. 

  Ecco Leonardo!!! (con Gioconda, Lorenzo, il gatto Pardo e Tiglio)


 Comunque i cartoni li ho visti: protagonista è Leonardo giovane con i suoi amici Gioconda (!), Lorenzo, il gatto Pardo e il robottino Tiglio che canta rap (a me fa schiantare dal ridere); questo gruppo affiatato di amici affronta gare e sfide contro Gottardo, il suo cavallo Dondolo, Laura e i tre Brandi, cioè Brando, Mezzo Brando e Tutto Brando, i "cattivi", sempre aiutati dalla maga Plinia. Ovviamente, il gruppo di Leonardo ha sempre la meglio, soprattutto grazie al genio del grande inventore e artista.
Il ruolo del commentatore  è affidato al Gallo che canta con un coro formato da un'oca, una gallina e un tacchino.
Ok detta così non sembra proprio il massimo, invece è carino.
Ovviamente mio figlio ora è convinto che Leonardo avesse i capelli blu e che davvero si fosse costruito un robottino rapper. Quando gli ho fatto vedere il vero autoritratto di Leonardo ha reagito un po' schifato :-D

E questo chi sarebbe???


Insomma, dopo il cartone è arrivato l'interesse per le macchine progettate da Leonardo. Abbiamo costruito catapulte et similia con cucchiai di legno ed elastici, ma per  assecondare questa curiosità,  ho acquistato un bellissimo libro (giochi ne compro pochissimi, ma credo invece che valga la pena spendere nei libri), intitolato  Leonardo da Vinci. Invenzioni... Mi piace un sacco! (Piace anche a lui, a dire il vero, io invece mi esalto proprio...) Ѐ un libro pop up, cioè si apre e si trovano cinque modelli tridimensionali di macchine leonardesche.


Ma, visto che qui, quando parte un interesse, dobbiamo sviscerarlo a fondo, pochi giorni fa siamo anche stati a Milano alla mostra Leonardo3. Ora, lo so che è già aperta da quattro anni, quindi non vi sto certo raccontando una novità, ma, se non l'avete fatto, andateci!!! Non solo sono esposti i modelli delle macchine, ma ciò che ho trovato appassionante sono soprattutto i contenuti multimediali: attraverso gli schermi è possibile capire come doveva muoversi la macchina, come era stata pensata e  progettata. Le ricostruzioni 3D interattive sono più di 200 e c'è anche una sala in cui è possibile provare a ricostruire alcune invenzioni. Oltretutto, se vi cimentate e scattate una foto, condividendola poi sui social con l'Hashtag #Leonardo3, avrete il 10% di sconto sull'acquisto di libri al bookshop.

Nell'ultima sala si trova anche la riproduzione dell'Ultima Cena (così come doveva probabilmente presentarsi appena dipinta) e una postazione che permette di "entrare" nel dipinto attraverso la realtà virtuale immersiva.

Non ho foto da mostrarvi perché è vietato fotografare alla mostra, ma sul sito ci sono un video introduttivo e alcune immagini.

Insomma, una mostra splendida e fruibile davvero a tutte le età.  Ah, visto che è in arrivo Caronte con i suoi 40 gradi, vi dico anche che c'è l'aria condizionata e si sta benissimo ;-)

Ultima cosa: anche al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano c'è un'area tutta dedicata a Leonardo. Sarà (forse) la nostra prossima tappa (io l'ho già visitato, ma tanti anni fa).

sabato 29 luglio 2017

La stellina che aveva paura del buio



 Ho pensato di presentarvi un bellissimo libro per bambini (e non solo), raccontando una storia...

 C'era una volta un bambino che adorava andare a letto presto.
"Se vado a letto presto, anche prima che mi venga sonno," - pensava - "mamma e papà avranno più tempo per leggermi tante storie e mi faranno tante coccole".
Tutte le sere il bambino chiedeva di inventare storie per lui o di leggergli uno dei suoi  libri illustrati. Tra una pagina e l'altra e una coccola e l'altra, il sonno non tardava certo ad arrivare, ma, con il sonno, arrivava anche la paura del buio. E il bambino cercava in tutti i modi di stare sveglio."Non voglio dormire, non voglio stare al buio da solo! Il buio è abitato dai  mostri".

La mamma e il papà lo rassicuravano, ma tutte le sere la storia si ripeteva. Libri belli, coccole, e col sonno la paura del buio.

"Qui bisogna trovare una soluzione", pensarono la mamma e il papà. 

Così trovarono un libriccino bellissimo, che parlava di una stellina che, in cielo, aveva tanta paura del buio. Per questo motivo, di notte non stava mai sveglia; amava il sole, con i suoi abiti colorati, amava giocare con le farfalle e le coccinelle, ma, non appena arrivava il tramonto, si nascondeva dietro la mamma per dormire.
Una sera, la stellina guardò giù e vide una casetta e nella casetta una bambina che, come lei , aveva tanta paura del buio. La bambina, guardando in cielo, la scorse e le sorrise estasiata, mentre la stellina per la prima volta vide il sorriso di un bambino. E...

E poi dovete leggerlo... Il libriccino bellissimo esiste davvero e si intitola La stellina che aveva paura del buio (al link potete trovare anche l'anteprima), scritto da Giorgia Cozza, (qui vi lascio il link alla sua pagina facebook), illustrato da Miriam Caligari ed edito da Il leone verde.
La storia è delicata e poetica (Giorgia Cozza è sempre una garanzia! Di lei vi avevo già parlato qui) e le illustrazioni sono tenere e "rassicuranti", nel senso che il bambino fa subito amicizia con la stellina, si sente parte della storia, la vive. Mi è capitato di trovare libri con illustrazioni splendide, eppure fredde; in questo libro, invece, le immagini rappresentano pienamente la dolcezza del testo e contribuiscono anzi ad esaltarla.

... Il bambino che adorava andare a letto presto trovò un nuovo libro preferito e in cielo anche una stellina che gli tenesse compagnia. 
E il buio della notte smise piano piano di fargli paura...

venerdì 28 luglio 2017

L'angolo di Don Camillo: il coraggio e la paura



  Due sere fa, quando scrivevo il mio nuovo post dopo mesi, parlavo di negligenza e parlavo di social, luoghi in cui perdiamo un sacco di tempo, ma anche luoghi in cui prendiamo coscienza di certi fatti che arrivano a scuotere il mondo intero e il nostro mondo, quello che noi siamo.

Giorni fa avevo pensato anche di disattivare l'account su facebook: mi sembrava che le notizie letteralmente mi assediassero, soprattutto quelle più gravi, angoscianti. Certo è che evitare di leggere, per stare tranquilla, non significa eliminare il problema. Non sapere non è la chiave per cambiare le cose, ma solo per ignorarle.

Bisognerebbe però fare un passo in più, non fermarsi alla paura e camminare nella direzione del coraggio. Perché se è lecito avere paura per ciò che accade (dai fatti di attualità, alle previsioni degli esperti di turno circa il catastrofico futuro che attende il nostro Paese), è doveroso tirare fuori il coraggio che nasce dalla fiducia. Non la fiducia negli oroscopi o un senso vago di ottimismo. Quella fiducia, in realtà, per me si chiama Fede. Quando me ne dimentico, quando sembro perderla per strada perché mi dico "Guarda che schifo" (tutto il mondo, indistintamente), arrivo a un punto in cui mi do una botta da sola (Oh, datti una mossa e ripigliati), mi fermo e guardo alla mia vita, a me che sono piena di difetti e pure sono così tanto amata. Guardo mio marito, guardo mio figlio. Li guardo veramente e tutto riacquista il senso giusto. Ripenso alla lettera agli Ebrei a me tanto cara: "Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava". Se Abramo è andato, ha affrontato tante peripezie senza sapere dove andava e l'ha fatto per Fede e poi non gli è certo andata male, perché non prendere esempio da lui?



E poi, tra le letture che nutrono lo spirito, c'è sempre l'opera di Giovannino. Guareschi mi accompagna da mesi come un caro amico, ormai, compagno di tante serate a ridere e a commuovermi, da sola oppure in compagnia, quando con gli amici si stappa il lambrusco e si mangia il culatello o il Prosciutto di Parma, quello buono. E lì, nel frizzantino, le parole scorrono molto meglio che in una sala conferenze.


Giovannino, dicevo, e il suo Don Camillo. Qui avevo già parlato della paura. Ma oggi un altro passo mi ha colpita perché, come spesso accade, mi parla.


 "C'è qualcosa che non va, qualcosa sospeso nell'aria, qualcosa da cui non posso difendermi..."
"Non hai più fede nel tuo Dio, don Camillo?" [Chiese il Cristo]
"Da mihi animam, cetera tolle. L'anima è di Dio, i corpi sono della terra. La fede è grande, ma questa è una paura fisica. La mia fede può essere immensa, ma se sto dieci giorni senza bere, ho sete. La fede consiste nel sopportare questa sete accettandola a cuore sereno, come una prova impostaci da Dio. Gesù, io sono pronto a sopportare mille paure come questa, per amor Vostro. Però ho paura."
Il Cristo sorrise.
"Mi disprezzate?"
"No, don Camillo, se tu non avessi paura, che valore avrebbe il tuo coraggio?". 


(G. Guareschi, Don Camillo, BUR, Milano 2014 30, pp. 277-278). 


Buon venerdì a tutti!

mercoledì 26 luglio 2017

La negligenza



 Arrivo spesso a quel momento in cui sento un'inquietudine, un voler fare che ancora non so cosa sia, un progettare ciò che ancora non ha forma di progetto. Vorrei fare, ma non so cosa. O meglio so, ma costa fatica. Vi capita?

Le pause interminabili di questo blog, che certo fanno di me la scribacchina on line  più incostante del pianeta, sono una prova di questa inquietudine, che forse sarebbe il caso di chiamare negligenza.
Perché va così: voglio scrivere, ma ho impegni familiari, poi devo correggere le verifiche, pulire la casa ( e notare che , per dire, stira sempre mio marito, non ho la sindrome da casalinga modello)... Poi arrivano le vacanze, e a quel punto non ci sono le verifiche, ma tutta una serie di motivazioni più o meno cretine e più o meno serie che mi fanno desistere dal mettermi davanti a questo pc, anche a tarda sera come adesso e scrivere. Sì, perché magari non avrò quasi nessuno che legge, ma dovrei sapere che scrivere serve prima di tutto a me. E la balla del tempo regge ben poco, considerato quanto tempo spendo (spendiamo?) on line quasi tutti i giorni.

Ci pensavo ieri: le ore sui social scorrono via veloci, anestetizzando il cervello. Ci perdiamo in discussioni che non portano a nulla con dei perfetti sconosciuti, arriviamo a gasarci per qualche like, quando sappiamo benissimo che tanto domani nessuno ricorderà più nulla.
Entriamo nel meccanismo perverso di chi vuole ingurgitare informazioni senza tregua, quasi in modo compulsivo, privandosi del tempo prezioso del pensare. Sui social leggiamo tutto e il suo contrario, ma talvolta neanche ce ne accorgiamo.
Quel tempo vuoto, perso a navigare, potrebbe essere meglio usato per fare qualcosa per sé, qualcosa che si vuole fare davvero, ma che, dal punto di vista che non è un obbligo lavorativo, non ci dà uno stipendio, non ha scadenze, rimandiamo sempre di fare.

Se l'estate per me è sempre stato il momento dei bilanci e dei progetti, posso dire ora, a fine luglio, che la mia lista ha già due punti:
1) Scrivere con costanza

2) Guardare meno i social e spegnere il cellulare prima di cena.

Durerà? Chi può dirlo. Ci (ri)provo.



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