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L'essenza del poeta - Lorenzo Calogero

  S ono capitata sulla pagina dell'editore Crocetti e ho scoperto che il numero in edicola di Poesia è dedicato al poeta Lorenzo Calogero , definito il "Rimbaud italiano".  Chi era Calogero? Non ne avevo idea prima di quel video (magari per voi è nome noto, io ammetto urbi et orbi la mia ignoranza). Così ho iniziato la ricerca e ho scoperto che è nato a Melicuccà (RC)  nel 1910;  laureato in medicina, ha esercitato la professione, pur con grosse difficoltà a causa della sua nevrosi che lo spinge a tentare il suicidio per ben due volte. Allaccia un rapporto di amicizia con Sinisgalli, che si interessa subito alla sua poesia; i rapporti con gli editori, invece, non sono mai facili, anche a causa della sua malattia, per la quale viene ricoverato in una clinica per malattie mentali. Viene trovato morto nella sua casa il 25 marzo 1961. Un poeta tormentato, quindi, come tanti ne ha conosciuti la storia della letteratura. Credo siano pochi coloro che sanno immergersi nella ...

Del perdono, con Dante e Jane Eyre

  Se tutti fossero sempre gentili e obbedienti con chi è crudele e ingiusto, i cattivi avrebbero la meglio, non avrebbero mai paura e quindi non cambierebbero mai, peggiorerebbero e basta. (Jane Eyre) Da giorni mi risuonano alcune frasi di Jane Eyre, tra cui questa, per cui credo proprio che dovrò rileggerlo per cogliere quegli aspetti che anni fa mi erano sfuggiti. È un libro denso, carico di insegnamenti importanti che talvolta ci sembrano sbagliati, perché in fondo stare male e subire sembra che talvolta ci dia un'aria di bontà, rispetto al ribellarsi alle ingiustizie. Però è proprio vero: se non ci si ribella mai a ciò che è ingiusto, si diventa complici del male. "Alma sdegnosa!", dice Virgilio a Dante che si rifiuta di avere a che fare con Filippo Argenti nel canto VIII dell'Inferno. Che non vuol dire "Anima superba", ma anima che sdegni il male. Con il male non si dialoga. Non si scende a compromessi.  Sento spesso parlare del perdono per i torti subi...

Pirandello e chat gpt

Viva la Macchina che meccanizza la vita! Vi resta ancora, o signori, un po’ d’anima, un po’ di cuore e di mente? Date, date qua alle macchine voraci, che aspettano! Vedrete e sentirete, che prodotto di deliziose stupidità ne sapranno cavare. [...] È per forza il trionfo della stupidità, dopo tanto ingegno e tanto studio spesi per la creazione di questi mostri, che dovevano rimanere strumenti e sono divenuti invece, per forza, i nostri padroni. (L. Pirandello, Quaderni di Serafino Gubbio operatore ) Quest'anno Pirandello mi affascina particolarmente. Lo sto spiegando (e ristudiando) in V, sto procedendo, mi sembra, come di consueto, eppure tutto è nuovo. È il bello del mio lavoro: non è mai uguale. Anche lo stesso testo, letto 100 volte, è 100 volte diverso.  E così, mi sono ritrovata a riflettere sull'intelligenza artificiale a partire da Pirandello e, in particolare, a partire dalle righe che ho riportato in apertura al post, tratte dai Quaderni di Serafino Gubbio operatore. L...

La buona educazione

Ho letto un post su instagram di Healtyhmind che dice così: Per quante lauree, soldi o responsabilità tu possa avere, è il modo in cui tratti le persone che definisce la tua educazione.   Mi è venuto da sorridere... Posso solo constatare che, sempre  più spesso, chi ha ruoli di responsabilità tende a maltrattare, a volte anche a massacrare, i sottoposti o presunti tali; anche tra "pari grado" si assiste talvolta allo strano fenomeno dei "maiali di Orwell". Qualcuno più uguale di qualcun altro. E così vai di dispetti, ricatti, pettegolezzi: anziché vivere in pace, sembra che ci siano persone che passano parte della loro giornata a escogitare mezzi per far dannare il prossimo. Con il risultato dell'ulcera gastrica collettiva. A me pare che i più abbiano perso la gioia di fare quello che fanno e vivono in un livore perenne che nasconde una profondissima insoddisfazione. Siamo circondati da gente arrabbiata e da esempi - se pensiamo a trasmissioni televisive o vide...

La primavera inizia con il Fogliaccio

  Eccola qui, è arrivata la primavera . Gli alberi finalmente sono in fiore e la sveglia alle 5.30 (mio figlio va a scuola in treno, quindi va portato in stazione molto presto) non mi pare neanche così pesante: il cielo si tinge di rosa appena apro le finestre, l'aria è frizzante, ma lascia presagire un bel tepore nell'arco di qualche ora. Questa è la stagione che preferisco, la stagione degli inizi.  Io ho iniziato la primavera con una grande gioia. Questa settimana ho ricevuto un regalo bellissimo, e cioè la pubblicazione sul Fogliaccio, il periodico del Club dei Ventitré (cioè il club ufficiale dei lettori di Giovannino Guareschi) della mia lezione sul canto V del Paradiso , spiegato attraverso il racconto Il voto di Giovannino. Sono qui che rimiro la mia copia e posso affermare di aver realizzato un piccolo grande sogno.  Per la prima volta, però, quest'anno faccio fatica a divulgare Giovannino tra le classi di liceo; lo scorso anno con una V liceo sono andata anche...

Poesie al cioccolato

Oggi un post poetico e goloso. Stavo mangiando un pezzo di cioccolato fondente e ho pensato: quali poesie conosco che parlano di cioccolata? Me ne sono venute in mente tre, che vi propongo in ordine cronologico, dalla più recente alla più lontana.  La prima è una poesia di Alda Merini. La seconda è "Le golose" di Gozzano; non l'ho riportata integralmente, ma solo nelle parti in cui è citato il cioccolato con una punta di ironia verso d'Annunzio. Gozzano era solito frequentare il caffè Baratti e Milano di Torino e  proprio quel locale gli ha ispirato la poesia, pubblicata sulla Gazzetta del popolo il 28 luglio 1907.  Da ultimo, il celeberrimo risveglio del Giovin Signore dal Giorno di Parini, croce di tanti studenti di quarta liceo che si perdono tra i dolci fomenti e il natural calore v'arda temprato . E si lamentano, come si lamentano. Conoscete altre poesie sul cioccolato? La dolcezza del cuore viene da dolci bevande nere come la notte, bianche come il paradi...

L'angolo di don Camillo: la vendetta

  Accadono incredibili cose a questo mondo, e può succedere, addirittura, che a un uomo vengano riconosciuti i suoi meriti. ( La vendetta , in Ciao, don Camillo )  Don Camillo viene "promosso" Monsignore e non si dà pace: deve lasciare il suo paese e si trova angustiato. Questo riconoscimento non fa proprio per lui. Ha tergiversato finché ha potuto, ma ormai è giunta l'ora. Si deve solo aspettare che arrivi il nuovo parroco e poi don Camillo andrà lontano, ben trenta chilometri dal suo amato paese.  "Don Camillo" [gli dice il Cristo ], "non sono che trenta chilometri". "Trenta da qui a là" precisò don Camillo "Ma tremila da là a qua... Anche la distanza è una cosa relativa". "Salvo la distanza fra Dio e gli uomini: quella rimane sempre la stessa". "Non so. Io credo che, in città, Dio sembri più lontano che in campagna. Signore, quando sarò là, Vi sentirò vicino come Vi sento qui?". "Dipende da te, don Camill...