Eccola qui, è arrivata la primavera. Gli alberi finalmente sono in fiore e la sveglia alle 5.30 (mio figlio va a scuola in treno, quindi va portato in stazione molto presto) non mi pare neanche così pesante: il cielo si tinge di rosa appena apro le finestre, l'aria è frizzante, ma lascia presagire un bel tepore nell'arco di qualche ora. Questa è la stagione che preferisco, la stagione degli inizi.
Io ho iniziato la primavera con una grande gioia. Questa settimana ho ricevuto un regalo bellissimo, e cioè la pubblicazione sul Fogliaccio, il periodico del Club dei Ventitré (cioè il club ufficiale dei lettori di Giovannino Guareschi) della mia lezione sul canto V del Paradiso, spiegato attraverso il racconto Il voto di Giovannino. Sono qui che rimiro la mia copia e posso affermare di aver realizzato un piccolo grande sogno.
Per la prima volta, però, quest'anno faccio fatica a divulgare Giovannino tra le classi di liceo; lo scorso anno con una V liceo sono andata anche a Roncole Verdi. Abbiamo trascorso una mattinata alla casa archivio e lì Angelica Guareschi ci ha guidati in un interessante percorso su Giovannino e il Lager, al punto che tanti di loro ne hanno parlato anche durante l'orale di Maturità. Quest'anno, invece, i ragazzi sembrano impermeabili e non so perché. Ma non demordo: c'è bisogno di bellezza, di risate, di coltivare una dimensione interiore. Guareschi è uno di quegli autori che ti rimane dentro, che fa ridere e riflettere (il vero umorista). Lo so che tanti possono ribattere che parla di una Italia che non c'è più, che Don Camillo e Peppone appartengono a un passato troppo passato; non è vero, o meglio, è vero per certi aspetti, ma ci sono delle pagine che non hanno tempo. E comunque Guareschi non ha scritto solo i racconti del Mondo Piccolo. Signora Germania, per esempio, è uno degli insegnamenti più profondi che ha lasciato nel Diario Clandestino.
Mi sono resa conto ora che sono passati parecchi giorni dall'ultima volta che ho scritto; a scuola i ritmi sono incalzanti e stiamo entrando nella parte conclusiva dell'anno, quella più faticosa. Ma c'è la luce e ci sono i fiori. È finalmente primavera.
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