Passa ai contenuti principali

Harry Potter e la pietra filosofale: fare la cosa giusta

 


Uno dei fili conduttori della saga di Harry Potter è la scelta. Essendo dotati di libero arbitrio, ciascuno di noi può sempre scegliere da che parte stare, se dalla parte del bene o da quella del male. Stare dalla parte del male a volte può essere la soluzione più comoda, perché significa anche non agire, restare in silenzio, voltarsi dall'altra parte. 

Io non ho fatto niente. Io ho obbedito agli ordini. Io ho creduto a quello che mi dicevano. Io non volevo, ma ho dovuto.

Quante volte scarichiamo la coscienza addebitando agli altri il peso delle scelte sbagliate. 

Alla fine del primo libro della saga, Harry ha capito che Piton vuole rubare la pietra filosofale per far tornare Voldemort. Decide quindi di affrontare il pericolo di recuperarla, anche se ciò poterebbe costare innumerevoli punti alla casa di Grifondoro, oltre che a esporlo al pericolo dell'espulsione, come gli ricorda una esasperata Hermione. 

Cosa risponde Harry, di fronte all'accorata richiesta di Hermione di rinunciare all'impresa? 

"E chi se ne importa!" gridò Harry "Ma non capite? Se Piton si porta via la Pietra, Voldemort torna! Non avete sentito che cosa è successo quando ha tentato di fargli le scarpe? Non ci sarà più una Hogwarts da cui essere espulsi! La raderà al suolo, o la trasformerà in una scuola di Magia Nera! Ormai perdere punti non ha più importanza, non lo capite? O credete forse che, se il Grifondoro vince la coppa delle case, lui lascerà in pace noi e le nostre famiglie? Se mi pescano prima che io riesca a prendere la pietra. be', dovrò tornarmene da Dursley e aspettare che Voldemort mi venga a cercare. Come dire che morirò un po' prima del previsto, visto che io con la Magia Nera non voglio avere niente a che fare! Guardate: io stanotte passerò attraverso quella botola e nulla di quel che direte potrà fermarmi!".

Il personaggio di Harry Potter, fin dal primo volume, ci mostra che schierarsi dalla parte del bene è l'unica scelta possibile per una coscienza retta, ma al contempo è una scelta non priva di rischi e pericoli. Ci mostra come l'eco delle nostre azioni può risuonare anche nelle vite altrui; anche Ron ed Hermione, dopo la risposta di Harry, decideranno di seguirlo nell'impresa perché hanno capito grazie alle sue parole e al suo esempio che bene e male esistono e che a un certo punto è inevitable schierarsi.

Joseph Ratzinger (papa Bendetto XVI) parlava di dittatura del relativismo: "Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie", si legge nella sua omelia della Missa pro eligendo pontifice. Il famigerato Raptor, il professore che presta il corpo a Voldemort, pronuncia la frase che riassume questo concetto e il sistema contro cui Harry si opporrà per tutta la saga:  "Bene e male non esistono. Esistono soltanto il potere e coloro che sono troppo deboli per ricercarlo".  Certo, si insinua il dubbio anche in Harry (la Rowling è decisamente abile nel non tratteggiarlo mai come il supereroe senza dubbi), che però si riprende subito dalla sua esitazione e si ribella alla proposta di Voldemort di unirsi a lui, dopo che questi gli dice - mentendo - che i suoi genitori lo avevano implorato di essere risparmiati.

Devo dire che rileggere Harry Potter in età adulta permette di cogliere innumerevoli sfumature e significati che a una lettura "acerba" possono ovviamente sfuggire nella concitazione della trama. 

O forse è solo "la mezza età" che mi fa diventare più saggia, come dice mio figlio. 


Commenti

Post popolari in questo blog

L'angolo di Don Camillo. Il rispetto (e la bandiera della signora Cristina)

  La signora Cristina , il "monumento nazionale" per dirla alla Guareschi, un giorno morì. Era il 1946. Lei, monarchica, diede, prima di spirare, disposizioni per il suo funerale: voleva la bandiera del re. Non quella della repubblica, ma quella del re perché "i re non si mandano via". E poco importa se c'era stato il referendum, la signora Cristina voleva che la sua bara fosse avvolta nella bandiera con lo stemma. "... Sulla cassa voglio la bandiera (...) La mia bandiera, con lo stemma (...) Dio ti benedica anche se sei bolscevico, ragazzo mio ", disse, rivolgendosi a Peppone. E poi chiuse gli occhi e non li riaperse più . Immaginiamo quale turbamento una simile richiesta potesse provocare in un sindaco comunista, che certo non poteva rispettare a cuor leggero una simile volontà. Chi ama Don Camillo sa benissimo quale fu la decisione di Peppone: Peppone accontentò la sua maestra.  Ma, a mio avviso, la grandezza di questo episodio non sta nel ...

Poesie al cioccolato

Oggi un post poetico e goloso. Stavo mangiando un pezzo di cioccolato fondente e ho pensato: quali poesie conosco che parlano di cioccolata? Me ne sono venute in mente tre, che vi propongo in ordine cronologico, dalla più recente alla più lontana.  La prima è una poesia di Alda Merini. La seconda è "Le golose" di Gozzano; non l'ho riportata integralmente, ma solo nelle parti in cui è citato il cioccolato con una punta di ironia verso d'Annunzio. Gozzano era solito frequentare il caffè Baratti e Milano di Torino e  proprio quel locale gli ha ispirato la poesia, pubblicata sulla Gazzetta del popolo il 28 luglio 1907.  Da ultimo, il celeberrimo risveglio del Giovin Signore dal Giorno di Parini, croce di tanti studenti di quarta liceo che si perdono tra i dolci fomenti e il natural calore v'arda temprato . E si lamentano, come si lamentano. Conoscete altre poesie sul cioccolato? La dolcezza del cuore viene da dolci bevande nere come la notte, bianche come il paradi...

L'angolo di Don Camillo: la Gisella. Come affrontare la realtà

 Scusate l'assenza di questi giorni, ma a volte il tempo scorre via  veloce, tra lavoro (chi insegna sa che queste sono le famigerate settimane dei recuperi! Mgliaia di verifiche da correggere!), famiglia e tante  cose da fare. Ma eccomi al venerdì, eccomi alla rubrica dedicata al mio amato Guareschi e al suo don Camillo. Dalla prossima settimana prenderò in considerazione altri libri del Mondo Piccolo ; oggi mi soffermerò ancora su Don Camillo, nella 30esima edizione Bur, pagina 230. Questo l'antefatto: la Gisella, fervente comunista del gruppo di Peppone, viene trovata legata e incappucciata con il sedere dipinto di rosso. Peppone interpreta questo gesto come una "sanguinosa offesa alla massa proletaria". Dichiara uno sciopero e vuole che tutto, al paese, si fermi. Compreso l'orologio della torre del campanile. Va quindi da Don Camillo e gli intima di far fermare l'orologio; anzi, dichiara che, se non lo fermerà il sacrestano, lo fermerà lui stesso...