"Ci sono notti che non accadono mai"
Alda Merini
Penso che questo sia uno degli aforismi più celebri di Alda Merini. Uno di quelli usati anche per il merchandising. Mi ricordo che, quando ero al liceo, o forse addirittura alle medie, mia cugina Patrizia regalò a mia madre un grembiule da cucina blu con l'aforisma "io amo perché il mio corpo è sempre in evoluzione". Il mio primo incontro con la grande Alda è proprio avvenuto grazie a un grembiule blu. Poi ad Alda sono anche riuscita a stringere la mano, ma questa è un'altra storia.
Quello in apertura al post è, dicevo, uno degli aforismi più noti e uno che mi mette gioia o malinconia a seconda delle circostanze.
Un aforisma su cosa potrebbe essere e non è, oppure non sarà. L'indefinito della notte, l'indefinito di un'attesa vana.
Ma anche un aforisma che mi ricorda anche l'importanza del qui e ora. Concentrarsi sulla presenza, su ciò che effettivamente c'è di bello e di buono e per cui essere grati e non su quello che non accade mai.
Però poi ci sono anche notti (e giorni) che sono macigni sul cuore e vorremmo levarceli uno a uno questi macigni e riprendere a respirare come da tempo non sembra possibile fare. E quelle notti (e quei giorni) che non accadono mai hanno il sapore della leggerezza tanto difficile, ma non impossibile, da conquistare.
Ecco perché mi piacciono tanto gli aforismi della Merini. Perché posso interpretarli - magari in modo diverso da come li pensava lei, ma ormai ciò che è scritto è consegnato al mondo, come il canto di Ungaretti del Porto sepolto - e li posso mettere in una metaforica valigia poetica, il mio bagaglio di parole quotidiano, pronto per l'occorrenza.
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