Passa ai contenuti principali

L'angolo di Don Camillo: Storie dell'esilio e del ritorno

 


Il brano di oggi è tratto da un insieme di racconti, contenuti in Don Camillo e il suo gregge, che Guareschi ha intitolato Storie dell'esilio e ritorno

Per chi conosce un poco la letteratura guareschiana o si ricorda dei film, Don Camillo, per la sua intemperanza e la sberla facile, viene mandato in esilio in una parrocchia desolata in montagna. E lì, accadono vari fatti. Nel racconto Il popolo, che non è il primo della serie, ma quello su cui oggi ho deciso di soffermarmi, don Camillo viene raggiunto in montagna prima da Peppone e poi dal Cagnola. Entrambi sono convinti di aver commesso un omicidio: Peppone teme di aver fatto fuori il Cagnola, esponente della "reazione" -  il Cagnola pensa di aver massacrato il Brusco - uno dei rossi, compare di Peppone - in seguito a una colluttazione. Roba politica, finita al solito tra botte e teste spaccate. 

Entrambi, la destra e la sinistra, si ritrovano nella nuova canonica sgangherata di don Camillo e don Camillo li accoglie entrambi. 

Queste le sue parole: 

"È una favola profondamente istruttiva" riprese don Camillo. "L'estrema sinistra e l'estrema destra, riconoscendo d'aver compiuto un grave errore, ricorrono all'eterna saggezza della Chiesa. E l'eterna saggezza della Chiesa risponde: fratelli, se invece di ricorrere a me dopo aver fatto una grossa fesseria, aveste ricorso a me prima, uniformando il vostro modo di agire ai miei precetti, voi non avreste commesso grosse fesserie e non sareste entrambi degni di essere cacciati fuori a pedate. Perché voi pensate alla Chiesa soltanto quando in essa vedete un sicuro asilo per la vostra paura". 
Peppone masticò un'obiezione:
"Già, prima di fare qualcosa, bisogna domandare il nulla osta al prete!".
"No, fratello sindaco" replicò calmo don Camillo. "Quando dico Chiesa non dico prete, non dico clero, dico Cristo. Il quale Cristo ha stabilito: ognuno faccia il suo dovere. Se ogni uomo farà il suo dovere, saranno tutelati i diritti degli altri. Non è con la violenza che si fanno le rivoluzioni, ha insegnato Cristo [...]". 

 Il racconto prosegue, ma la frase che ho messo in grassetto è quella che oggi attira la mia attenzione. Se ogni uomo farà il suo dovere, saranno tutelati i diritti degli altri. In un'epoca in cui dall'alto ci viene costantemente intimato il fare, il modo di agire, finanche di pensare, Giovannino ci richiama alla nostra responsabilità personale. Non lasciamo che altri pensino e facciano per noi. Prendiamo in mano la nostra vita e agiamo, facendo il nostro dovere. Qualunque esso sia. Se abbiamo una famiglia, custodiamola e, se abbiamo figli, insegniamo loro ad ascoltare la loro vera vocazione; se abbiamo un lavoro, compiamolo al meglio. Basta un sorriso per svoltare la giornata a qualcuno, basta una mano tesa o un orecchio attento, per togliere di mezzo il male. Se faccio il mio dovere, tutelo i diritti degli altri. Ma tutelo anche me, perché se porto il mio contributo al mondo, allora la mia vita ha un senso di pienezza. 

Mi viene in mente la battuta del film Hugo Cabret, che cito a memoria, quindi perdonate se non è proprio esatta. Hugo sostiene che il mondo sia come l'ingranaggio di un orologio, in cui ogni pezzo è indispensabile. Quindi "Se io sono al mondo, vuole dire che sono un ingranaggio di questo orologio, vuol dire che ho uno scopo".

Per questo inizio anno, le parole di Giovannino hanno il sapore di un augurio sincero: che ogni giorno sia per te motivo di trovare il tuo scopo e quindi fare il tuo dovere. Di essere fedele a te, nella pienezza di ogni tuo giorno. 





Commenti

Post popolari in questo blog

L'angolo di Don Camillo. Il rispetto (e la bandiera della signora Cristina)

  La signora Cristina , il "monumento nazionale" per dirla alla Guareschi, un giorno morì. Era il 1946. Lei, monarchica, diede, prima di spirare, disposizioni per il suo funerale: voleva la bandiera del re. Non quella della repubblica, ma quella del re perché "i re non si mandano via". E poco importa se c'era stato il referendum, la signora Cristina voleva che la sua bara fosse avvolta nella bandiera con lo stemma. "... Sulla cassa voglio la bandiera (...) La mia bandiera, con lo stemma (...) Dio ti benedica anche se sei bolscevico, ragazzo mio ", disse, rivolgendosi a Peppone. E poi chiuse gli occhi e non li riaperse più . Immaginiamo quale turbamento una simile richiesta potesse provocare in un sindaco comunista, che certo non poteva rispettare a cuor leggero una simile volontà. Chi ama Don Camillo sa benissimo quale fu la decisione di Peppone: Peppone accontentò la sua maestra.  Ma, a mio avviso, la grandezza di questo episodio non sta nel ...

Primavera, come fosse un viaggio

 Domani sarà primavera... Ogni anno mi stupisce sempre. Mi capita spesso di guidare e di ritrovarmi stupita, nel percorrere gli stessi viali casa-scuola, perché gli alberi improvvisamente sono di una bellezza lussureggiante, impreziositi di fiori bianchi e rosa. E fino al giorno prima non c'erano. Ma forse ero io che non ci avevo fatto caso. La primavera è la stagione in cui imparare a viaggiare. Veramente, metaforicamente. Percorrere una strada è anche godere delle bellezze di quella strada, ricordandosi che è necessario lo sguardo alto, curioso e non sempre concentrato verso i nostri piedi. Così vi lascio Itaca di Costantino Kavafis . Per augurarvi che domani la primavera inizi come un viaggio, che fa nuove le cose. ITACA Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e u...

La poesia non serve a niente?

 Da lontano Qualche volta, piano piano, quando la notte si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio e non c'è posto per le parole e a poco a poco ci si raddensa una dolcezza intorno come una perla intorno al singolo grano di sabbia, una lettera alla volta pronunciamo un nome amato per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato. ( Pierluigi Cappello , Da lontano , in Mandate a dire all'imperatore , Crocetti, Milano 2010, p. 47.) I miei studenti, soprattutto quelli che si mettono le mani nei capelli tutte le volte che c'è da fare una parafrasi, mi chiedono spesso: "Ma prof., a cosa serve la poesia? Cioè, veramente c'è qualcuno che viene pagato per scrivere poesie?". La risposta alla seconda domanda è molto facile: "no". O meglio: di solito i poeti non vivono di poesia. Se percepiscono un compenso, diciamo che questo compenso, nella maggior parte dei ...