Quando ero adolescente e perennemente single, occhialuta, secca secca, mettici pure i brufoli, corrisposta solo da Cicerone e Tucidide, tu vedi un po' la sfiga (ma anche la fortuna: io sapevo tradurli), il giorno di S. Valentino era una tragedia.
Tutti tranne me. Che strazio. Le compagne di scuola quelle belle, ammirate, ricevevano i cioccolatini, le lettere, i fiori. E io al massimo l'interrogazione di latino.
Poi è arrivato il primo fidanzato ed era talmente fuori di testa che sarebbe stato meglio restare single. Idem per il secondo. Calamita per i casi umani.
Poi per fortuna - grazie, Dio, grazie - ho conosciuto quello che è diventato mio marito e me lo tengo stretto da più di 25 anni. E non è un caso umano, anzi, a volte mi viene il dubbio che il caso umano sia io.
Tutto ciò per dire che avevo pensato di scrivere qualcosa per S. Valentino, ma sai che retorica.
Che poi, io quest'anno ho fatto la torta al cioccolato e panna per i miei uomini (marito e figlio), ma i Baci Perugina li ho regalati alla mia amica che ha un gran bisogno di endorfine. Sono uscita a pranzo con un'amica che non vedevo da tempo e nel pomeriggio ho fatto una breve scappata in campagna a comprare la verdura dal contadino mentre mi godevo da sola un tramonto arancio carico nel freddo gelido. Bellissimo.
È sempre la solita questione della gratitudine. Grata per tutto ciò che ho e grata per tutto quello che sono.
Grata perché ci vedo e ci sento, grata per mio marito e per nostro figlio - loro sanno l'amore che provo per loro - grata per la mia casa piccola e piena di musica, ma anche per le amiche quelle vere, quelle che ti insegnano la fede, o quelle a cui puoi dire tutto e sai che non ti giudicheranno mai, quelle che ti mandano a quel paese quando sbarelli e si privano anche del sonno per starti vicino quando nei hai bisogno.
Quindi eccomi qui, il giorno dopo S. Valentino a celebrare l'amore come ieri e come farò domani. Perché l'amore è libertà di essere davvero noi stessi e accolti proprio per questo.
E questi versi di Dante, tratti da Paradiso XXXI, sono la più bella dichiarazione d'amore della storia, fatta da Dante a Beatrice (lo dico sempre ai miei ragazzi: l'amore vero è quello che vi fa essere liberi, quello che vi fa essere quello che siete davvero).
..Tu m'hai di servo tratto a libertate
per tutte quelle vie, per tutt'i modi
che di ciò fare avei la potestate..."
Mi hai reso libero dalla mia condizione di servo (cioè di persona non libera), per tutte quelle vie, attraverso tutti quei modi che erano nelle tue possibilità.
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