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Nove storie a Natale: intervista a Fabrizia Perrachon

 


Incontriamo oggi Fabrizia Perrachon, amica vera, non virtuale, ma che ho conosciuto proprio sui social. Dato che posso vantarmi di avere un’amica che sta diventando una scrittrice famosa, ho voluto approfittarne e quindi eccomi qui con questa intervista per il mio blog. 

Ciao Fabrizia, ti presenti brevemente?
Ciao Sara, ti ringrazio per la lusinghiera presentazione, però temo che tu abbia esagerato … Diciamo che da qualche tempo a questa parte mi sto dedicando completamente alla scrittura; non solo libri ma anche poesie – sono membro del variegato gruppo degli Artisti per Dio – e articoli di blog – ogni giovedì per Matrimonio Cristiano e due volte al mese per quello di Anna Porchetti. Oggi, poi, ho l’onore di essere tua ospite; posso quindi affermare che scrivere occupa e riempie ogni mia giornata, una passione che ha sempre abitato il mio cuore e, ultimamente, anche le mie mani, permettendomi di entrare in contatto con molte persone e di crescere, crescere moltissimo da tanti punti di vista.

Ti ho chiesto questa intervista in occasione del lancio del tuo secondo libro, che sta già scalando le classifiche di Amazon: Nove storie a Natale. Come hai costruito questo tuo libro? 
Il tutto è nato nel giro di poco, pochissimo tempo. Quando mi arrivano le idee, che a me piace chiamare ispirazioni, devono subito tradursi in carta altrimenti rischio che sfuggano. Nove storie a Natale è stata una sorpresa anche per me! Ero occupata in altri progetti ma questi nove differenti racconti hanno preso il sopravvento e sono diventati un libro, per il quale mi sono avvalsa del self-publishing perché non c’era tempo a sufficienza per “passare” attraverso una casa editrice tradizionale. E’ la prima volta che pubblico in questa modalità: ancora presto per fare bilanci ma le prime impressioni sono ottime.

Cosa vuoi comunicare ai tuoi lettori con Nove storie a Natale
Ho scritto nella quarta di copertina: "Cos'hanno in comune un presepe che non piace a nessuno, una bambina capricciosa e un letto vuoto? Una manager in carriera, una biblioteca da poco inaugurata e la cometa dei Re Magi? E cosa, infine, un abete nano, un calendario dell'avvento sui generis e una gara di torte?". Nove storie a Natale è tutto questo e molto di più; nove tappe per grandi e piccini che faranno emozionare, ridere, piangere e riflettere, in maniera mai scontata, sul vero significato dell'evento più importante della storia, cui siamo chiamati a guardare con fiducia e speranza. Abbiamo tutti – indistintamente – un grande bisogno di riflettere sul perché festeggiamo, ben oltre tavole imbandite, panettoni, pandori, regali e pacchi da scartare. Innanzitutto perché, a livello globale, soltanto la minoranza può permettersi tutto questo; e, in secondo luogo, perché l’effimero sta divorando tutto ciò che incontra ma, visto come stanno andando le cose, penso che non possiamo più permettercelo. Annebbiati come siamo dalla frenesia di un mondo costantemente di corsa, rischiamo di perderci chi conta davvero, a cominciare dall’indiscusso protagonista del Natale, proprio come afferma Emilio, personaggio centrale del primo racconto, intitolato Il presepe che non piaceva a nessuno

Prima ho specificato che Nove storie a Natale è il tuo secondo libro. Il primo, quello che ci ha fatto conoscere grazie a una preziosa amicizia in comune, è Se il chicco di frumento. Storia vera di speranza oltre la morte prenatale. Un libro intenso e anche coraggioso, che parla di un tema spesso tenuto nascosto, per vergogna, paura o per troppo dolore. Siamo vicini alle feste, un momento in cui, per cliché, tutti dovrebbero essere felici… Ma sappiamo che non è così. Quale messaggio di speranza possiamo donare a chi ci legge e magari sta soffrendo? 
Come amo dire, la speranza non è un’illusione né tantomeno lo sfondo della trama sdolcinata di qualche favoletta; e non è neanche l’attesa passiva che un generico qualcuno faccia qualcosa ma la certezza che Qualcuno – con l’iniziale rigorosamente maiuscola – è già al lavoro per ciascuno di noi, per portare e portarci un bene sempre maggiore. A volte, annebbiati dal dolore, non riusciamo a vedere né a comprendere la sofferenza, e troppo spesso pensiamo sia qualcosa che ci piove sulla testa senza alcun senso. Se, però, impariamo a cambiare prospettiva, capiremo che niente avviene per caso e che tutto possiede una risposta; così facendo, la speranza entrerà a far parte delle nostre giornate, fino a trasformarci in suoi testimoni autentici. Oltre ad essere il tema del Giubileo 2025 ormai alle porte, “la speranza non delude” perché si fonda su Chi ha davvero nelle mani le sorti del mondo. 

Cara Fabrizia, grazie di cuore! 

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