Una poetessa che ha segnato la mia infanzia è Ada Negri, anche se non ho mai approfondito la sua opera o il suo pensiero. E' sempre stato un nome familiare sia perché i miei nonni materni abitavano in via Ada Negri, sia perché in casa avevo un suo libro intitolato "Cartoline della nonna" e io, da piccola, non capivo perché questa nonna non fosse la mia, ma fosse questa signora di nome Ada Negri.
Quindi, un nome, una presenza, ma, in fondo, per me una perfetta sconosciuta. Tra i miei propositi di esplorazioni letterarie c'è proprio quello di studiare questa figura, che è passata nel dimenticatoio forse perché pesa su di lei "l'onta" di essere la prima donna Accademica d'Italia (ma del resto anche Pirandello, D'Annunzio, Bontempelli furono Accademici d'Italia)... Come dire, troppo compromessa con il fascismo? Eppure i rapporti di amicizia con Mussolini iniziarono durante il periodo in cui entrambi erano socialisti.
Comunque sia e qualunque siano le motivazioni, pubblico qui una poesia tra le più note di Ada Negri, Mia giovinezza.
Buona domenica!
Non t’ho perduta. Sei rimasta, in fondo
all’essere. Sei tu, ma un’altra sei:
senza fronda né fior, senza il lucente
riso che avevi al tempo che non torna,
senza quel canto. Un’altra sei, più bella.
Ami, e non pensi essere amata: ad ogni
fiore che sboccia o frutto che rosseggia
o pargolo che nasce, al Dio dei campi
e delle stirpi rendi grazie in cuore.
Anno per anno, entro di te, mutasti
volto e sostanza. Ogni dolor più salda
ti rese: ad ogni traccia del passaggio
dei giorni, una tua linfa occulta e verde
opponesti a riparo. Or guardi al Lume
che non inganna: nel suo specchio miri
la durabile vita. E sei rimasta
come un’età che non ha nome: umana
fra le umane miserie, e pur vivente
di Dio soltanto e solo in Lui felice.
O giovinezza senza tempo, o sempre
rinnovata speranza, io ti commetto
a color che verranno: - infin che in terra
torni a fiorir la primavera, e in cielo
nascan le stelle quand’è spento il sole.

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