venerdì 17 marzo 2017

L'angolo di Don Camillo: La sottile tentazione della sfiducia


Uno degli ultimi libri che ho terminato e che sta ancora lì sul comodino, casomai avessi bisogno di rileggere qualche frase, è un breve ma intenso volumetto di catechismo scritto da padre Maurizio Botta: "Sceglierà lui da grande. La fede nuoce gravemente alla salute?". L'ho comprato sia perché ammiro molto l'autore per la sua  granitica coerenza  (avete visto la sua intervista alle Iene?), sia perché avevo bisogno di un libro come quello per una  faccenda mia personale con Dio, sia perché trovare parole semplici per concetti così grandi mi è sempre molto utile anche per spiegare autori particolarmente complessi, come Dante, per esempio.

Così, tra una pagina e l'altra, mi sono imbattuta nel concetto della tentazione insito nella sfiducia. Cioè: lamentarsi, temere per il futuro (sport nazionale, ormai), avere sempre paura, in realtà sono sottili tentazioni. La fede è affidarsi, è avere fiducia, appunto, in Colui che ci ama. Continuare a temere, vivere i giorni con angoscia, in realtà è proprio il contrario della fede autentica.

 Affidarsi, già... Che fatica, però.

E' così facile cedere al lamento quotidiano, alla litania del cosa c'è che non va, al fa tutto schifo, che mondo che fa schifo, che vita di schifo, che schifo.
Oh, non è che io sia nella modalità schifo perenne, eh, però ci sono giorni in cui mi sto antipatica da sola, mi tedio di me stessa e non è che sia una gran bella cosa. E affidarsi, per quanto difficile, in realtà è un cambio di prospettiva radicale sulla vita.

Ora, cosa c'entra questo con l'angolo di Don Camillo? Ebbene, c'entra. C'entra perché in apertura a Don Camillo e il suo gegge (BUR, 2015 (11), p.11 e 13, troviamo l'episodio Le lampade e la luce. Un episodio interamente costituito dal dialogo tra don Camillo e il Cristo che inizia così:

Don Camillo guardò in su verso il Cristo dell'altar maggiore e disse: 
"Gesù, al mondo ci sono troppe cose che non funzionano"
"Non mi pare", rispose il Cristo. "Al mondo ci sono soltanto gli uomini che non funzionano. Per il resto ogni cosa funziona perfettamente" 

Prosegue poi, verso la fine dell'episodio:
(E' Gesù che parla): "(...) Gli uomini di oggi vagano sfiduciati, ognuno al fioco lume della propria lampada, e tutto sembra loro buio intorno e triste e malinconico e, non potendo illuminare l'insieme, si aggrappano al minuto particolare cavato fuori dall'ombra del loro pallido lume. Non esistono le idee: esiste una sola idea, una sola Verità che è l'insieme di mille e mille parti. Ma essi non la possono vedere più. Le idee non sono finite perché una sola idea esiste ed eterna: ma bisogna che ognuno torni indietro e si ritrovi con gli altri al centro della immensa sala".

Sapete cosa mi colpisce di più, in quanto vero, tremendamente vero? "Gli uomini di oggi vagano sfiduciati, ognuno al fioco lume della loro lampada". Siamo effettivamente così ripiegati su noi stessi da aver scambiato la parte per il tutto, il particolare per il generale e ce ne stiamo lì, ad affannarci in un quotidiano che spesso non si merita tutto questo affanno, ma che ha bisogno di un atteggiamento di gran lunga più positivo e soprattutto costruttivo.
Che fatica, però.
Però è anche il caso di provarci. 


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