domenica 17 gennaio 2016

L'inserto domenicale del Sole 24 Ore e piccole considerazioni sull'arte

 
Stamattina, era ancora presto, ho visto il sole filtrare dalle finestre.

Il sole, in inverno, è sempre una sveglia felice. Anche con le imposte chiuse, già si intuisce che fuori sarà colorato, che si percepirà un po' di tepore, anche se tra folate di vento gelido. Se poi, come stamattina, è di domenica mattina, ci si prende tutto il tempo per la colazione, le chiacchiere e i giochi in pigiama.

( Ovviamente svegliarsi tardi resta un'utopia, ma se la sveglia umana - leggi: il cinquenne - arriva anche solo alle 8.00, si può essere felici e festeggiare per la gran dormita).

Con il sole si esce, si respira il vento e si guardano all'orizzonte le montagne innevate, che sembrano così incredibilmente vicine, stagliate sull'orizzonte di pianura. Lo sappiamo tutti che è un'illusione concessa dal tempo sereno, ma è bello godersela così.

Mi piace passeggiare e godermi i piccoli riti domenicali. Come l'acquisto del Sole 24 ore.

Non capisco niente di economia, sia chiaro. Lo compro con nonchalance, e qualcuno, vedendomi passeggiare con il quotidiano sottobraccio, potrebbe anche pensare che sia un'agente di borsa, un'esperta di mercati, ma no. Arrivata a casa, butto il quotidiano e mi tengo l'inserto della cultura.

È così da sempre. Sono anni che la domenica compro il Sole e credo di non averlo mai letto nemmeno una volta. Sono certa che un inserto così bello come quello domenicale - che poi era più bello qualche anno fa, secondo me, ma forse è solo un'impressione - in un giornale economico sia la chiara prova che la freddezza dei numeri non basta a se stessa. Ha bisogno di rigenerarsi nei colori dell'arte, nell'immaginario delle pagine di un libro o nelle note di un concerto.

Quando i miei studenti mi chiedono: "Ma a cosa serve la letteratura?", la prima risposta che do è: "A far bella la vita". Non credo che dell'arte ci siano altre spiegazioni. Anche quando ci si addentra in considerazioni più articolate e complesse, la risposta è nella bellezza, creata e goduta al tempo stesso.

D'altra parte, non è forse anche questione teologica quella della bellezza che salverà il mondo?

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