martedì 29 dicembre 2015

Del lago di Iseo e di George Sand

 Il lago di Iseo visto da Peschiera Maraglio

Credo che nessun luogo sia contemplativo come il lago. Una distesa di acqua placida, dall'orizzonte definito; una corona di montagne, più o meno alte, di 'cime ineguali' che abbacciano le sponde e delimitano lo sguardo.
Amo andare al lago di inverno, sedermi su una panchina e godermi il sole già basso di metà pomeriggio, timidamente caldo eppure accecante, come a ricordare che sì, la primavera non tarderà. E poi camminare sul lungo lago, tra silenzi e conversazioni finalmente fluenti; fermarsi a dare il pane alle anatre, guardare stupiti i cigni che volano velocissimi, radenti l'acqua.
Una breve gita in battello, l'odore dell'acqua, le barche in attesa della bella stagione.

Oggi, il Lago di Iseo.

Una fuga dalla nebbia insistente di questi giorni (o meglio, mesi), che toglie respiro e colori. Meno di un'ora di auto ed eccoci in un mondo di sole, tranquillo, silenzioso. C'era poca gente, Iseo sembrava sonnolenta in questo lunedì di fine dicembre. Pochi rumori, poco traffico.

Ci siamo accorti, al nostro arrivo, che dopo pochi minuti sarebbe partito il battello per il borgo di Peschiera Maraglio, a Montisola. L'abbiamo aspettato - il battello -  guardando il lago.


Montisola era addobbata a festa, ma muta, silenziosa. Sembrava quasi disabitata o ferma in un passato a me sconosciuto. Il retificio (non avevo mai visto un retificio!), il fornaio, il carretto del fruttivendolo. I locali chiusi, le case sonnecchianti nel pomeriggio - poche le luci accese, molte le persiane chiuse ad aspettare la primavera -  mentre già il cielo si tingeva di rosa.

 Il lungolago di Peschiera M. Sulla destra, il retificio

Abbiamo percorso la breve salita fino alla chiesa  di San Michele, dove abbiamo ammirato il presepe costruito con cura, che ci ha incantato per lunghi minuti.

  Voltandomi indietro, salendo verso la Chiesa di S. Michele

Abbiamo passeggiato senza meta, stupendoci "Ma come si può vivere in modo così diverso dal nostro a così poca distanza da noi".

Ho ripensato a George Sand, al suo Lucrezia Floriani che dovrei leggere (una delle tante letture promesse), alla sua descrizione del Lago di Iseo.

"Il piccolo lago d’Iseo non ha nulla di grandioso nell’aspetto e i suoi dintorni sono dolci e freschi come un’egloga di Virgilio. Tra le montagne che formano il suo orizzonte e le crespe molli e lente, che la brezza traccia sulle rive, c’è un’area di prati incantevoli, letteralmente smaltati dai più bei fiori campestri che produce la Lombardia. Tappeti di zafferano di un rosa puro ricoprono le rive, dove la burrasca non spinge mai rovinosamente le onde furiose. Leggere imbarcazioni rustiche scivolano sulle placide onde, sulle quali si sfogliano i fiori del pesco e del mandorlo."

Così George Sand scriveva nel 1847.

Sembra che oggi sia allora.

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